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Il Partito che non c'é

Categoria: Politica Pubblicato: 24 Febbraio 2014

Angelo Caria, 19 maggio 1947- 24 febbraio 1996 

Rileggendo l'articolo apparso sull'Unione Sarda del 25/11/1995.

Oggi è l'anniversario del diciottesimo anno della scomparsa di Angelo Caria e per ricordarlo vorrei aprire una discussione riguardo al suo articolo:
"Il Partito che non c'è".
A mio avviso si tratta di un ipotetico partito che non c'è e non ci potrà mai essere se non nel sentimento stesso della libertà, intrinseco e incontenibile nell'animo di tutti noi sardi. Viene definito, infatti, inafferrabile: “Un partito che non c'è ma pure è vivo in tutte le vicende sarde. . .nessuno può impadronirsene perché è proprietà indivisibile di tutti i sardi. Qualcuno ha cercato di parlare in suo nome trasformando il bisogno dei sardi all'unità nazionale in misere alleanze elettoralistiche di potere. Così per il Psd'Az che affogato nel suo autoritarismo, vanificata la sua identità sardista si è omologato al centrosinistra/centrodestra dei partiti italiani. Eppure il grande patrimonio sardista sopravvive a questa fine ingloriosa. Esso è il partito che non c'è, e la sua sede sta in ognuno di noi. Nel minatore che difende il suo lavoro, nel pastore e nel contadino che difendono la vita delle campagne, nell'intellettuale che cerca la sua storia e la sua lingua, nel giovane che odia una servitù che lo fa subalterno della disoccupazione." (da Angelo Caria 25/11/95 Sa Nazione Sarda).

Nelle sue parole ritrovo una lezione di unità che parte dal basso, dall'unione individuale dei singoli lavoratori, disoccupati, precari, padri e madri, che può nascere solo da adesioni individuali da parte di ogni sarda/o che decida di fronteggiare il colonialismo italiano. Ed è proprio partendo da tali principi che ho aderito e contribuito alla nascita e costituzione del Fronte Indipendentista Unidu.

Io voglio, come mi ha insegnato mio padre, che il potere torni al popolo sardo senza capi che decidano il nostro avvenire, senza alleanze delle segreterie di partito che ci scrivano per l'ennesima volta un programma di sviluppo fallimentare che riesca ad abbindolarci con le parole e che come al solito sia privo di contenuti.

Per i pochi che ancora si ostinano a non capire quì non si chiede di lasciare i propri partiti per crearne di nuovi, quì si sta materialmente costituendo una alleanza sotto i principi dell'uguaglianza tra gli uomini e le donne, senza distinzioni razziali o di qualsiasi natura. Ci stiamo unendo per fare fronte al colonialismo e all'imperialismo che ci impoverisce ogni giorno di più, che ci relega ai margini di un centro decisionale che si chiama governo italiano e che trova il suo primo alleato nella sala ovattata della regione.

Per creare questa unione, questo partito immaginario c'è bisogno del lavoro di tutti i sardi stanchi di questa politica fallimentare, stanchi delle decisioni dei pochi che si palesano sempre come decisioni accomodanti per la ricerca della propria poltrona.

Questo, per me, è in definitiva il concetto del "Partito che non c'è", è la presa di coscienza dell'essere sardo e di voler combattere per la propria terra.

Ines Caria

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