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Lettera di risposta al Gruppo d'Intervento Giuridico

Categoria: Politica Pubblicato: 21 Gennaio 2014

La lotta per l’indipendenza è in effetti una lotta ecologica, nel senso che lottiamo per ripristinare l’equilibrio tra la civiltà dei sardi e il loro ambiente naturale, messo in pericolo dal saccheggio delle nostre risorse ambientali in nome di una concezione consumistica del turismo.

In seguito alla lettera inviata dal Gruppo d'Intervento Giuridico al nostro candidato governatore per le elezioni sarde del 16 Febbraio, inerente quali politiche ambientali si intendono predisporre ai fini del dissesto idrogeologico, della tutela e valorizzazione paesaggistica, delle reti energetiche e delle bonifiche ambientali, pubblichiamo le risposte del nostro candidato Pier Franco Devias e del Fronte Indipendentista Unidu.

  link al documento sul sito del Gruppo d'Intervento Giuridico

Di seguito, evidenziate, le domande del GrIG e le risposte:

1) il territorio sardo rivela un diffuso rischio idrogeologico, che anche recentemente ha determinato, in concomitanza con eventi atmosferici intensi, l’ennesima calamità innaturale in Gallura, nel Nuorese, nel Campidano, con nuovi lutti e danni materiali. Analogamente le reti idriche isolane attualmente perdono circa l’85% dell’acqua trasportata (dati Ordine dei Geologi, ottobre 2011). Non ritiene che la Regione debba impegnarsi nei prossimi anni in un vero e proprio new deal nel campo del risanamento idrogeologico e della distribuzione idrica, con il sostegno dei fondi comunitari 2014-2020, così anche da fornire occasioni di lavoro per imprese, professionalità, maestranze di ogni livello?

Il fatto da cui dobbiamo partire, se vogliamo essere seri ed onesti verso la nostra gente e le generazioni future, è che il disastro avvenuto a causa dell’alluvione non è dovuto ad una calamità naturale, ma ad una calamità artificiale che è doveroso chiamare con il suo nome: speculazione edilizia. Per decenni sono state disattese tutte quelle semplici regole anche di buon senso che hanno permesso una cementificazione selvaggia in piane alluvionali o ad alto rischio idrogeologico, o lungo argini e canali, la cui manutenzione è nella maggior parte dei casi dimenticata e inesistente. Un dilagante abusivismo spesso condonato e infrastrutture scadenti, spesso con l’utilizzo di materiali di scarto per mantenere bassi i preventivi e quindi vincere le gare d’appalto, sono le vere cause di questa calamità che soltanto gli ingenui e gli oscurantisti possono chiamare “calamità naturale”.

Si rende sicuramente necessario un piano idrogeologico sardo, ben attento alle caratteristiche di tutti i territori a cui tutti gli enti locali dovranno adeguarsi e si rende necessario stabilire controlli ferrei. Mapperemo con precisione le zone sensibili da un punto di vista idro-geologico in modo che nessuno possa dire in futuro “non sapevo” e dirameremo direttive regionali precise sulla non edificabilità in tali zone. È necessario anche rivedere le modalità delle gare d’appalto per le infrastrutture e attribuire un punteggio specifico alle ditte che garantiscano l’utilizzo di materiali idonei e di professionalità certificate. Sul piano dei fondi bisognerà muoversi per sbloccare tutte le risorse necessarie sia comunitarie che statali che regionali. Ci muoveremo in tutte le sedi istituzionali opportune per una repentina messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico perché pensiamo che non esistano denari meglio spesi rispetto a questo obiettivo.

Mi sembra importante però non fermarsi all’emergenza e fare un ragionamento di più ampio respiro sul consumo del suolo. Nel nostro programma abbiamo individuato, come priorità assoluta, quella di combattere la speculazione edilizia partendo dal principio che il suolo è un bene prezioso e non va sprecato. Scriveremo una legge regionale per la limitazione immediata del consumo di territorio, dell’edificazione e della lottizzazione. Bisogna mettere nero su bianco l’impegno concreto contro l’abusivismo al fine di salvaguardare l’isola, affinché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato come “moneta corrente” per i bilanci regionali.

Dovremo inoltre mappare con precisione gli ecomostri, anche quelli sanati da condoni edilizi e denunciarne pubblicamente la condizione di corpi estranei al tessuto sociale ed ambientale della nostra nazione. Una cosa è certa, con la nostra amministrazione l’edificabilità in prossimità di zone umide, archeologiche o di altro valore storico per la nostra terra sarà solo un brutto e lontano ricordo.

 

2) il piano paesaggistico regionale (P.P.R.) è una delle migliori realizzazioni scientifico-amministrative nel campo della tutela del territorio a livello nazionale, con ampi apprezzamenti anche all’estero. Pur necessitando di rettifiche e modifiche, l’impianto dell’atto di pianificazione consente la salvaguardia delle parti più pregiate della Sardegna e non bisogna dimenticare che l’ambiente e le coste costituiscono anche la prima attrattiva turistica isolana. Lo scempio edilizio in corso sulle dune di Badesi dimostra a quali nefaste conseguenze può portare l’assenza di un’adeguata tutela. Lo stravolgimento recentemente attuato, insieme alle disposizioni del “piano casa”, costituiscono un pericolo per la tutela ambientale e la sicurezza pubblica nelle aree a maggior rischio idrogeologico: quali iniziative concrete attuerà in proposito?

La lotta per l’indipendenza è in effetti una lotta ecologica, nel senso che lottiamo per ripristinare l’equilibrio tra la civiltà dei sardi e il loro ambiente naturale, messo in pericolo dal saccheggio delle nostre risorse ambientali in nome di una concezione consumistica del turismo. Gli indipendentisti salveranno il nostro ambiente dalla catastrofe tutelando le zone verdi, salvaguardando le zone umide e i sistemi dunali, proteggendo le aree marine e in generale attuando una concreta ed efficace strategia nazionale per la biodiversità. È necessario attuare una politica di tutela e valorizzazione delle coste attraverso la conservazione, il miglioramento e il controllo della fruizione di vaste aree verdi, compresa la tutela delle pinete che, anche se di recente formazione, rientrano ormai nelle caratteristiche tipiche di molte zone costiere e, unitamente ad altre specie boschive, preservano gli equilibri delle zone umide e conservano i sistemi dunali. Sarà nostra cura valorizzare i territori a conformazione particolare, per esempio le zone umide (solo la provincia di Oristano ha circa 6.000 ettari di stagni e paludi), con conseguente sviluppo turistico anche nei mesi invernali (vedi presenza specie migratorie), per quanto riguarda i birdwatchers e i fotografi naturalisti provenienti da ogni parte del mondo. Penso alla relazione presentata alla Conferenza sulla Biodiversità da Ferdinando Spina, presidente del Comitato scientifico della Convenzione sulla conservazione delle specie migratorie (Cms). Condivido con lui l’idea che birdwatching e whalewatching (avvistamento di uccelli migratori e specie rare e mammiferi marini e cetacei) possa costituire una spinta propulsiva per l’economia. Non è come si tende a credere un giro di pochi spiccioli, negli USA ci sono quarantacinque milioni di birdwatchers con un indotto da 20 miliardi di dollari e il fenomeno si sta rapidamente espandendo in Europa e anche qui da noi nell’isola. Perché non coniugare finalmente due termini che fino ad oggi sembravano inconciliabili come “rispetto dell’ambiente” e “lavoro”?

È necessario ripristinare e/o potenziare le aree marine protette, smantellando e bonificando le basi militari adiacenti: Penisola del Sinis – l’Isola di Malu Entu, Tavolara-Punta Coda Cavallo, Capo Caccia-Isola Piana, Capo Carbonara-Villasimius, Isola dell’Asinara. È nostro dovere proteggere tutti quei territori delicati (fauna/flora) con l’istituzione – con un pieno e reale coinvolgimento delle popolazioni – di nuovi parchi regionali e/o oasi protette, vedi zone umide, o nelle zone ove ci sia presenza di fauna protetta (vedi mufloni, daini, cervi, aquile, grifoni, etc.). Penso che tali obiettivi si possono raggiungere solo cercando ed ottenendo il consenso e la convinta partecipazione delle comunità locali e non con l’imposizione autoritaria che desta solo sospetto e ostilità. Il perno della nostra politica ambientalista sarà una strategia organica per la biodiversità. La Sardigna possiede la percentuale di specie endemiche più elevata in assoluto e questa è una ricchezza che dobbiamo utilizzare intelligenetemente e restituire intatta e tutelata alle generazioni future. I comuni, le scuole, le università, le istituzioni dovranno muoversi sinergicamente anche con l’ausilio di fondi idonei a favorire la tutela del territorio, della flora e della fauna in quanto patrimonio unico nel suo genere, mediante la valorizzazione del turismo naturalistico e di percorsi didattici per ogni scuola di ordine e grado. Con la nostra amministrazione i promotori seri e titolati di fattorie didattiche, di percorsi di trekking e di percorsi a cavallo, di turismo rurale, minerario, speleologico, montano ed equestre troveranno un ascolto e una apertura inedita.

 

3) in assenza di un piano energetico regionale, la Sardegna è diventata un vero e proprio far west, dove i progetti per centrali eoliche, centrali solari termodinamiche, centrali a biomassa, ricerche energetiche, lungi dal soddisfare reali necessità di energia “pulita” da fonti rinnovabili (in Sardegna il fabbisogno locale è ampiamente soddisfatto), sono divenuti un drammatico rischio per migliaia di ettari di terreno agricolo e per intere comunità locali esclusivamente per speculare sugli incentivi per le rinnovabili, avendo già prodotto la compromissione di vaste aree interne di elevato pregio ambientale e paesaggistico: che cosa farà in concreto in proposito?

Questo è un punto davvero strategico. Il piano energetico nazionale sardo è stata sempre una rivendicazione indipendentista. Abbiamo il dovere di fermare gli speculatori che ci stanno rubando sole e vento, e di realizzare una vera democrazia energetica.

Per prima cosa è necessario presentare una moratoria delle assegnazioni di licenze alle imprese per la costruzione di impianti eolici, fotovoltaici, biomasse e termodinamici (da ultimi: progetto “Eleonora”; “Martis”; “Sedini”; “Siliqua”, “Bagni Oddini”, Campu Giavesu, “Ottana Energia”). Avete usato una espressione giusta quando avete paragonato la Sardegna al far west, ma noi non vogliamo finire a vivere nelle riserve! Istituiremo la possibilità di veto sull’utilizzo di tecnologie obsolete, scriveremo una legge regionale che vieti l’ampliamento e la nuova costruzione di inceneritori su tutto il territorio sardo, in linea con le indicazioni europee per lo smantellamento di quelli preesistenti e per superare la logica perversa dell’incenerimento dei rifiuti che possono invece essere riciclati o compostati. Vieteremo ugualmente di costruire impianti per l’incenerimento di biomasse. Metteremo la parola fine anche al vergognoso balletto del Galsi e contestualmente ridestineremo i fondi della Sfirs ad esso destinati a lanciare il primo tassello del “Piano per la Democrazia Energetica” centrato su impianti di piccola-media taglia non invasivi e distribuiti uniformemente sul territorio. Ogni lavoratore, ogni famiglia, ogni azienda in Sardigna diventerà proprietaria dell’energia prodotta, in tal modo costruiremo dal basso una rete energetica democratica capace di rendersi autonoma rispetto ai grandi monopoli dell’energia.

 

4) retaggio delle attività minerarie e industriali, in Sardegna c’è la maggiore estensione nazionale di siti contaminati: complessivamente 447.144 ettari rientrano nei due siti di interesse nazionale (S.I.N.) per le bonifiche ambientali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (D.M. n. 468/2001) e di Sassari-Porto Torres (L.n. 179/2002), mentre l’Arcipelago della Maddalena è stato riclassificato (31 gennaio 2013) quale sito di interesse regionale (S.I.R.). Nel silenzio quasi generale a Sarroch bambini presentano alterazioni del d.n.a., mentre a Portoscuso deficit cognitivi a causa del piombo nel sangue. A Porto Torres, invece, sono gli adulti a presentare un campionario di tumori non invidiabile. Che cosa intende fare in concreto per raggiungere una completa bonifica ambientale e affrontare l’evidente emergenza sanitaria?

Il colonialismo italiano non ci ha solo impoverito economicamente e culturalmente, ci ha anche avvelenati, nel senso letterale del termine. Gli indipendentisti avranno il compito di ripulire il nostro Paese dal colonialismo e dai suoi disastri. Per prima cosa dobbiamo istituire la presenza di registri tumorali in tutta la Sardigna a livello provinciale o zonale. La situazione sanitaria è allarmante, soprattutto presso le zone ad alta concentrazione di industrie pesanti e basi militari e i cittadini hanno il diritto di sapere i rischi che corrono. I partiti coloniali hanno finora utilizzato la strategia di riporre la polvere sotto il tappeto, dobbiamo fare in modo che quell’epoca volga al tramonto e renderci protagonisti di una nuova pagina della nostra storia fondata sulla coscienza e sulla chiarezza!

Dobbiamo istituire un Piano Nazionale delle Bonifiche che preveda il diritto di prelazione nelle gare d’appalto per le imprese sarde specializzate. Dobbiamo far valere il principio secondo cui “chi ha sporcato deve pagare”. Dietro a quasi tutti i disastri che avete elencato voi c’è direttamente lo Stato e lo Stato deve pagare. Questa è una battaglia che dobbiamo e possiamo vincere. Alla fine lo Stato cederà e pagherà fino all’ultimo centesimo, perché il danno di immagine che il nostro governo gli causerà a livello internazionale sarà talmente grave che alla fine dovranno cedere. Del resto lo Stato può rifarsi sulle aziende responsabili dell’inquinamento o, alternativamente, attingere dal fondo nazionale degli interventi straordinari (Protezione Civile). Faremo comunque anche valere il principio secondo cui protagonisti delle bonifiche saranno gli operai cassintegrati o espulsi dal ciclo produttivo attraverso l’acquisizione di competenze specifiche per attuare le bonifiche nel Piano.

Parallelamente dovremmo far immediatamente partire inchieste serie da parte di commissioni scientifiche attuate dall’Ente che ci proponiamo di costituire, l’ESSRS (Ente Sardo per lo Sviluppo e la Ricerca Scientifica), in collegamento con gli istituti di ricerca industriale e controllo sanitario, sulle industrie inquinanti con conseguente richiesta di risarcimento ai responsabili del disastro ambientale. Dobbiamo inoltre porre fine ad un approccio remissivo verso gli investimenti esterni. Dobbiamo far valere il principio secondo cui non tutti gli investitori sono sempre ben accetti e tantomeno senza condizioni. Noi metteremo condizioni di democrazia, rispetto dell’ambiente e compatibilità antropica e in questo saremmo alleati della parte più sensibile degli operai i quali non sono disposti a lavorare in condizioni da Terzo Mondo ma esigono per se stessi e per il loro territorio condizioni di sicurezza precise. Per le ditte che vogliano installare nuovi impianti industriali, previa valutazione socio-economica da parte della Regione, istituiremo l’obbligo di includere nel progetto un’accurata stima dei costi per lo smantellamento degli impianti e il ripristino del territorio, con contestuale accantonamento delle risorse necessarie allo scopo. Il nostro governo regionale passerà alla storia anche per l’istituzione di un sistema efficace di controllo nei porti sardi con portali radiometrici gestiti dalle Asl del territorio. Non volgiamo continuare a subire l’ingresso e lo stoccaggio in miniere, cave o discariche, o il loro uttilizzo nei processi industriali, di prodotti radioattivi e fumi di acciaieria.

Queste sono alcune delle nostre proposte. Non si tratta affatto di parole in libertà, chi costituisce il Fronte Indipendentista Unidu lotta da anni contro lo stupro vergognoso della nostra terra ed è in prima linea con i comitati che in questi anni hanno spesso arginato o impedito tali scempi. Ma il lavoro da fare è ancora tanto ed è necessario andare in Regione per avere una seria e intransigente rappresentanza istutuzionale, che sia concretamente e sempre a disposizione per il sostegno di tali lotte. Per questo ci siamo candidati. Per questo vi chiediamo di sostenerci con ogni mezzo!


Pier Franco Devias

 

  link al documento sul sito del Gruppo d'Intervento Giuridico

  (Foto Ansa, Panorama, a.aureli panoramio.com, ecoblog.it)

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