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Sassari, la nostra città è differente!

Categoria: Politica
Pubblicato: 13 Aprile 2014

Chi ha amministrato Sassari negli ultimi decenni non ha saputo valorizzare nessuna delle risorse naturali, economiche, artistiche e culturali presenti non solo in città ma anche nel vastissimo territorio comunale.

Grande distribuzione, gioco d’azzardo, degrado urbano, abbandono dell’agro e clientelismo politico stanno uccidendo la nostra città.
Dobbiamo agire subito con un moto d’orgoglio, altrimenti l’agonia diventerà inarrestabile!

Alle prossime elezioni si presenteranno i soliti due schieramenti che in questi anni si sono rimbalzati la palla per dare concessioni ai supermercati e megamercati, lasciare morire l’economia del centro città, abbandonare l’agro senza promuovere alcuna politica di collegamento tra la città con il resto del territorio comunale, ignorare e cancellare la nostra storia, la nostra cultura e sacrificare le periferie e le borgate a sobborghi-dormitorio privi di servizi e spazi sociali.

Nessuna di queste persone, a prescindere da come si travesta, ha diritto di parlare di “cambiamento”, in particolare chi ha svolto ruoli di amministrazione nelle ultime giunte e non se ne è mai dissociato!

Gli indipendentisti in questi anni hanno promosso diverse iniziative e animato un forte dibattito politico, economico, sociale e culturale. Abbiamo promosso il polo agroalimentare della Nurra, contro l’abbandono della campagna e la rivalorizzazione dei saperi artigiani e contadini. Abbiamo denunciato il proliferare della grande distribuzione organizzata che supera i livelli di guardia diventando una vera e propria diseconomia estranea che ci toglie sovranità alimentare, svuota i nostri quartieri a beneficio di una così detta zona industriale anonima e finalizzata al consumismo, drena imponenti risorse economiche verso le casse di multinazionali che non reinvestono i loro guadagni ne in città ne in Sardegna e che sfruttano i lavoratori facendoli lavorare come schiavi e obbligandoli a prestare servizio anche nei giorni festivi, pasqua e capodanno inclusi.

Gli indipendentisti hanno fatto cultura rivalorizzando il centro città con decine di manifestazioni culturali, convegni, seminari, serate musicali e tutto senza mai chiedere un centesimo al Comune.

Gli indipendentisti sono riusciti, pur non avendo alcun consigliere comunale, a far passare una delibera comunale per arginare la piaga della dipendenza dalle macchinette mangiasoldi (slot-machine) che sarà nostra cura fare rispettare in tutte le sue parti, vale a dire in maniera integrale perché non venga lasciata marcire in un cassetto.

Ora è arrivato il momento di entrare in Comune per restituire alla nostra città la dignità e la serietà che la classe politica colonialista le ha tolto.

Chiediamo a tutti i cittadini sassaresi di sostenerci nella costruzione di una lista per le elezioni comunali. Per questo motivo abbiamo organizzato una riunione aperta a tutti dove decideremo insieme i punti forti del programma, la composizione della lista e il candidato sindaco.

La riunione sarà pubblica, aperta a tutti e tutti avranno diritto di parola e di voto sulla scelta del programma, della lista e del sindaco.

Come funzionerà l’assemblea:

1. Programma: Una delegazione di attivisti del Fronte presenterà alcuni punti del programma che abbiamo nel tempo individuato come strategici. A questo punto saranno raccolti tutti i suggerimenti, le obiezioni, le integrazioni ed eventuali punti da inserire nel programma.

2. Lista: chiunque sia d’accordo con il programma può proporre la sua candidatura in lista. Chiunque può proporre la sua candidatura, anche se non attivista del Fronte.

3. Sindaco: a questo punto l’assemblea individuerà le persone più adatte a presentare il programma alle elezioni comunali come candidato sindaco. I candidati sindaci che accetteranno faranno un intervento per spiegare le ragioni che li hanno spinti a volersi proporre come candidati del Fronte e a quel punto si svolgeranno le votazioni. Chiunque può proporre la sua candidatura, anche se non attivista del Fronte.

Sassari,
giovedì 17 ore 18:30
Piazza Tola, nella trattoria “Fratelli Tola”

A Seguire Apericena sempre nei locali della trattoria
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Sassari, la nostra città è differente!

 

Assemblea popolare a Sassari

Categoria: Politica
Pubblicato: 21 Marzo 2014

Il Fronte Indipendentista Unidu propone un'assemblea popolare per discutere dello stato della politica del Comune di Sassari.

Un'assemblea pubblica lunedì 24 Marzo alle ore 18:00 nella piazza del Comune di Palazzo Ducale.

Vogliamo una lista diversa dalle clientele dei partiti italiani? Venite e costruiamola insieme

Difèndeti, Sardigna!

Fronte Indipendentista Unidu

 

 

 

 

Sulcis disoccupazione e inquinamento: chi deve pagare?

Categoria: Politica
Pubblicato: 19 Marzo 2014

Il colonialismo si esprime in molti modi, avvelenando le nostre terre ed il nostro popolo, sfruttandolo e costringendolo a subire una politica economica di stampo coloniale che nega la possibilità di crescita e di riscatto economico e sociale. In alcuni casi, tutto questo si verifica contemporaneamente e concretizza una vera e propria dipendenza.

Da decenni il polo industriale di Portovesme avvelena la nostra terra e gli abitanti del territorio, ponendo i cittadini di fronte all'ambizione di un posto di lavoro malato in tutte le sue forme e, contemporaneamente, inibendo qualsiasi possibilità di sviluppo per un'economia alternativa e realmente ancorata alle risorse del territorio, rendendo impraticabile l'agricoltura e la pastorizia mentre viene assestato un duro colpo anche al turismo attraverso la costruzione di strutture orribili a ridosso delle coste.

Il FIU ancora una volta denuncia con forza lo stato di abbandono in cui versa tutto il territorio del Sulcis Iglesiente ed esprime la propria solidarietà agli operai - liquidati perché non più utili ai poteri economici basati sul foraggiamento temporaneo di denari pubblici – agli agricoltori ed allevatori ai quali le possibilità di sviluppo sono state scippate anni fa sotto i falsi miti di uno "sviluppo" economico che si è rivelato per quel che è: la morte del nostro territorio.

Invitiamo tutti gli abitanti del territorio ad unirsi ai cittadini attualmente impegnati nell'occupazione dei vigneti. Riteniamo che tumori e devastazioni ambientali non si possano prescrivere, come sta accadendo vergognosamente a Porto Torres; è ferma la nostra volontà ad organizzare insieme un percorso di lotte e rivendicazioni indispensabili affinché le responsabilità di grandi aziende e partiti italiani nell'avvelenamento del territorio vengano perseguite senza sconti.

Il FIU ritiene questo un passaggio - prima di tutto culturale - indispensabile al fine di attivare un reale sviluppo che non ponga più le popolazioni di fronte alla mortifera "scelta" tra salute e lavoro. 

DIFÈNDETI SARDIGNA!

Fronte Indipendentista Unidu

 

  (Foto aironidicarta.it)

 

Il Partito che non c'é

Categoria: Politica
Pubblicato: 24 Febbraio 2014

Angelo Caria, 19 maggio 1947- 24 febbraio 1996 

Rileggendo l'articolo apparso sull'Unione Sarda del 25/11/1995.

Oggi è l'anniversario del diciottesimo anno della scomparsa di Angelo Caria e per ricordarlo vorrei aprire una discussione riguardo al suo articolo:
"Il Partito che non c'è".
A mio avviso si tratta di un ipotetico partito che non c'è e non ci potrà mai essere se non nel sentimento stesso della libertà, intrinseco e incontenibile nell'animo di tutti noi sardi. Viene definito, infatti, inafferrabile: “Un partito che non c'è ma pure è vivo in tutte le vicende sarde. . .nessuno può impadronirsene perché è proprietà indivisibile di tutti i sardi. Qualcuno ha cercato di parlare in suo nome trasformando il bisogno dei sardi all'unità nazionale in misere alleanze elettoralistiche di potere. Così per il Psd'Az che affogato nel suo autoritarismo, vanificata la sua identità sardista si è omologato al centrosinistra/centrodestra dei partiti italiani. Eppure il grande patrimonio sardista sopravvive a questa fine ingloriosa. Esso è il partito che non c'è, e la sua sede sta in ognuno di noi. Nel minatore che difende il suo lavoro, nel pastore e nel contadino che difendono la vita delle campagne, nell'intellettuale che cerca la sua storia e la sua lingua, nel giovane che odia una servitù che lo fa subalterno della disoccupazione." (da Angelo Caria 25/11/95 Sa Nazione Sarda).

Nelle sue parole ritrovo una lezione di unità che parte dal basso, dall'unione individuale dei singoli lavoratori, disoccupati, precari, padri e madri, che può nascere solo da adesioni individuali da parte di ogni sarda/o che decida di fronteggiare il colonialismo italiano. Ed è proprio partendo da tali principi che ho aderito e contribuito alla nascita e costituzione del Fronte Indipendentista Unidu.

Io voglio, come mi ha insegnato mio padre, che il potere torni al popolo sardo senza capi che decidano il nostro avvenire, senza alleanze delle segreterie di partito che ci scrivano per l'ennesima volta un programma di sviluppo fallimentare che riesca ad abbindolarci con le parole e che come al solito sia privo di contenuti.

Per i pochi che ancora si ostinano a non capire quì non si chiede di lasciare i propri partiti per crearne di nuovi, quì si sta materialmente costituendo una alleanza sotto i principi dell'uguaglianza tra gli uomini e le donne, senza distinzioni razziali o di qualsiasi natura. Ci stiamo unendo per fare fronte al colonialismo e all'imperialismo che ci impoverisce ogni giorno di più, che ci relega ai margini di un centro decisionale che si chiama governo italiano e che trova il suo primo alleato nella sala ovattata della regione.

Per creare questa unione, questo partito immaginario c'è bisogno del lavoro di tutti i sardi stanchi di questa politica fallimentare, stanchi delle decisioni dei pochi che si palesano sempre come decisioni accomodanti per la ricerca della propria poltrona.

Questo, per me, è in definitiva il concetto del "Partito che non c'è", è la presa di coscienza dell'essere sardo e di voler combattere per la propria terra.

Ines Caria

 

Bilancio di un'esperienza

Categoria: Politica
Pubblicato: 21 Febbraio 2014

Il mio bilancio di un’esperienza come quella di aver rappresentato l’indipendentismo alle elezioni sarde non può che essere un intreccio di valutazioni politiche e di impressioni personali. Quanto dirò non va inteso come posizione ufficiale del Fronte, ma come espressione di mie convinzioni politiche e personali rispetto a questa esperienza e a questa fase storico-politica.

La scelta del sottoscritto è scaturita da un lungo percorso, iniziato con una chiamata generale e approdato all’individuazione di una persona che potesse rappresentare il più possibile le diverse componenti del Fronte. Sono stato, per così dire, una scelta di mediazione, pur essendo tutti consapevoli che avevo – ed ho – le mie precise convinzioni e il mio preciso modo di vedere il mondo, ma che allo stesso tempo dovevo rispettare il patto di rappresentare tutte le istanze. Mi sono gettato nella mischia e mi sono messo alla prova, ben consapevole delle difficoltà del caso, con grande preoccupazione rispetto alla mia capacità di svolgere nella maniera più adeguata il compito che mi era stato assegnato.
Sarebbe stato più comodo, molto più comodo, ringraziare tutti per la fiducia accordatami e mettermi un po’ da parte. Avrei goduto del calore dei miei sostenitori senza dover correre alcun rischio, avrei guadagnato un prestigio politico e personale senza aver corso il rischio di dimostrarmi inadeguato al compito assegnatomi.
Un compito difficile, pericoloso, in cui passi dalle stelle alle stalle in un’ora; un compito in cui a chi ti ascolta non interessa assolutamente se sei stanco o non ti senti bene: vuole solo sapere se puoi risolvere i suoi problemi. E se avverte che non ne saresti capace di colpo diventi un uomo senza più nessuna qualità, un imbroglione, un ingannatore, “uno come gli altri” se non peggio. Non interessa a nessuno se la telecamera ti mette in imbarazzo o se hai avuto un attimo di confusione. Bene, anche senza averne esperienza lo sapevo che funziona così e sapevo che fino a un certo punto avrei fatto ancora in tempo a tirarmi indietro, ma non l’ho fatto. Non l’ho fatto perchè ho un’alta concezione del dovere, e credo che fare il proprio dovere valga molto più di ogni altra cosa: credo che le persone valgano in base a quanto sono capaci di fare il proprio dovere.
Io dico sempre di essere uno che “non ci dorme la notte”, nel senso che non riesco – come alcuni – a spegnere il cervello e lasciare che le cose facciano il loro corso, a lasciare che chi deve morire muoia, chi deve vincere vinca e a “lassare su mundu comente l’as connotu”. Sono uno che fa ciò che deve essere fatto e sapevo che in quel determinato momento ero necessario per il mio Paese. Perciò, nonostante paure e perplessità, mi sono schierato, ho parteggiato, perché – come Gramsci – anche io odio gli indifferenti.
E’ accaduto così che diventassi, per alcune settimane, il rappresentante di quella parte politica che amo definire “la parte migliore del nostro popolo”, quella che continua ostinatamente il cammino dell’indipendenza, quella che è erede politica e morale delle coraggiose battaglie che i nostri patrioti hanno portato avanti per oltre duecento anni… Quella parte politica che nonostante minacce, persecuzioni e proposte liquidazioniste, continua a difendere la nostra bandiera nazionale in maniera incorruttibile e onesta. E’ stato un grande orgoglio per me rappresentare questa parte politica, incarnando la volontà di portare avanti la lotta d’indipendenza, contro i tentativi di resa e contro le manovre collaborazioniste.
Il blocco italiano ha costruito una legge elettorale volta a escludere l’indipendentismo dal consiglio regionale, ma non è stato ciò ad innescare le manovre liquidazioniste. Esse erano in atto da molto tempo prima che venisse varata la legge elettorale.
Le trattative, da parte di più di un partito che ancora si definisce indipendentista, sono andate avanti per mesi. Ci sono stati tavoli della vergogna, a cui si sono seduti per mesi esponenti unionisti e baronetti indipendentisti, appartati e in gran segreto, come i ladri e i traditori.
C’è stata gente che ha costruito la propria notorietà politica sull’ortodossia indipendentista, chi denunciando come tradimento ogni accordo col PSd’AZ e chi definendo la bandiera dei quattro mori come non abbastanza sarda, addirittura nemica. Ora li vediamo seduti con i partiti italiani affianco al tricolore. Capetti dell’indipendentismo che hanno spaccato e rispaccato movimenti, sempre troppo poco indipendentisti per i loro gusti, fino a finire intruppati nelle file nemiche.
C’è stato chi ha rifiutato sdegnosamente la proposta di lavoro e unità del Fronte, forse perché nel Fronte si entra individualmente e non come capi, ed evidentemente alcuni si confrontano con la gente solo a patto di essere i capi. Dopo aver fatto il giro delle sette chiese, dopo aver intavolato trattative con qualunque collaborazionista, dopo aver chiesto disperatamente alleanze a riciclati di ogni sorta, dopo aver supplicato un posticino anche senza condizioni anche a gente ripetutamente denigrata, ritrovatosi ormai solo con la propria superbia, piuttosto che accettare il processo democratico del Fronte ha preferito portare una grande esperienza storica alla liquidazione.
In ultimo c’è stato chi ha costruito un percorso basandolo su regole indiscutibili, su rappresentanti indiscussi, su alleanze improponibili. Questi indipendentisti, che comunque a differenza degli altri considero indipendentisti e non neoautonomisti, hanno commesso a mio parere il grave errore politico di collaborare con vecchi esponenti unionisti che avevano grosse responsabilità nell’amministrazione coloniale. Per di più ad essi non solo è stata aperta la porta, ma gli sono state date le chiavi di casa, affidandogli addirittura la gestione di liste che se fossero entrate in regione avrebbero ben presto cambiato il proprio atteggiamento verso le istanze indipendentiste, ridiventando verosimilmente stampelle neoautonomiste.
Di altri neanche mi degno di parlare, dal momento che sono nemici della nostra gente, diretti esecutori degli ordini e curatori degli interessi dei nostri oppressori, e da nemici li ho sempre trattati ad ogni occasione. E ne vado, anche di questo, orgoglioso.
E’ stata una grande esperienza per me incontrare tantissime persone, discutere con loro dei problemi della nostra gente, ascoltare i loro consigli, le loro perplessità, le loro paure, le loro grandi speranze…
E’ stato un grande onore difendere i diritti della mia gente anche in questa occasione, mettendoci la faccia, incitando una nazione a risollevarsi, a difendere il proprio Paese, a usare le matite del voto come antiche spade di bronzo…
Veramente non ho di che pentirmi di nulla, se non di non essere riuscito a fare ancora meglio ciò che ho fatto, salvaguardando con i patrioti del Fronte l’indipendentismo dalle derive collaborazioniste e dai progetti di resa, tenendo alta la bandiera della nostra libertà.
Ora tornerò a fare discretamente il mio dovere, senza riflettori addosso, come tutti gli altri patrioti del Fronte, ma incoraggiato dal sapere che oltre 8.000 Sardi e Sarde, nonostante le truffe e gli inganni, nonostante le false promesse e i ricatti messi in piedi dal blocco italiano e dai suoi alleati, hanno dichiarato liberamente di essere disposti a difendere il loro Paese.

Grazie a tutti, e grazie specialmente ai militanti del Fronte e a tutti quelli che ci hanno aiutato.
La lotta continua!

Predu Frantziscu Devias

 

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