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Resoconto assemblea Abbanoa Bono

Categoria: Comunicati

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Alla cortese attenzione degli organi di stampa,


Sabato 28 marzo si è tenuta a Bono l'assemblea popolare organizzata dal Fronte Indipendentista Unidu in merito ad Abbanoa e le molteplici problematiche che riguardano il Gestore Unico, le quali ricadono pesantemente sulla vita delle comunità della Nazione sarda.

Tra i tanti aspetti in discussione, in particolare, fatturazioni anomale ("bollette pazze"), conguagli regolatori e depositi cauzionali. In seguito agli interventi dei relatori e il successivo dibattito, l'amministrazione comunale di Bono si è dichiarata favorevole a mettere a disposizione un locale per agevolare nel futuro prossimo le azioni degli utenti interessati al fine di beneficiare di un'adeguata tutela, coordinando così allo scopo le comunità di Bono e Goceano, le amministrazioni comunali e l'associazione di categoria in questione, l'Adiconsum presieduta dal Dott. Giorgio Vargiu.

Fronte Indipendentista Unidu

 

 

FIU su arrivo in Sardigna del ministro italiano all’ambiente

Categoria: Comunicati

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Alla cortese attenzione degli organi di stampa,

Oggetto: Premi e Veleni.

L’arrivo in Sardigna del ministro italiano all’ambiente e alla tutela del territorio, Gian Luca Galletti (UDC), oggi martedì 7 aprile, non indica certamente niente di buono. D'altronde, come potrebbe essere diversamente? Sappiamo bene come gli interessi italiani inquadrino le risorse naturali e, in generale, l'ambiente sardo. Da sempre la Sardigna è il banco buono dal quale attingere all'occorrenza o, inversamente ma coerentemente, il deposito dentro il quale riversare le esternalità della produzione industriale italiana. La Storia ci indica chiaramente il ruolo della Sardigna come forziere dal quale attingere e l'importanza - ad esempio - dei boschi e delle foreste sarde nello sviluppo industriale italiano e, in particolare, nel rifornimento di legname e carbone; Camillo Benso Conte di Cavour e i suoi successori questo lo sapevano molto bene. Tuttavia, lo Stato italiano e la predazione ambientale in Sardigna incarnano aspetti piuttosto recenti e la conseguente difesa della nostra Nazione non rappresenta uno sbiadito rigurgito ostile all'unitarietà italiana. Già da allora - purtroppo - la Sardigna ha fornito il ferro per i cannoni e il territorio per addestramenti, esercitazioni e sperimentazioni di ogni genere. E' stata la Sardigna la terra delle contrattazioni dell'Italia e dei suoi presunti alleati internazionali; in realtà, come nel caso degli USA, più che un'alleanza vi è stata e vi è tutt'ora una sudditanza nella quale la Sardigna è sempre stata una strategica merce di scambio.
Il colonialismo è oggi ed è più attuale che mai. Se negli anni '50, in Ogliastra, lo Stato italiano costruiva "pace" e "miracolo economico" deportando letteralmente oltre 25.000 sardi per far spazio a ciò che poi sarà conosciuto come PISQ, la desertificazione odierna in molte aree non ha nulla a che invidiare a quel sottosviluppo indotto. Oggi lo Stato italiano, in gran parte, non ha necessità di utilizzare la forza militare per appropriarsi dei capitali funzionali ai propri interessi strategici, ma si adopera per creare incentivi individuali e ben mirati ad oliare dei centri di potere cruciali alla sua opera di disarticolazione della società sarda, mentre la propaganda è più ruffianamente adulatrice verso i sardi e meno razzistoide che in passato, quando nei quotidiani italiani i sardi venivano descritti come poveretti ai quali l'esercito portava un poco di benessere. Lo abbiamo proprio visto e studiato nell'ultimo mezzo secolo questo grande sviluppo. Abbiamo tanti esempi di questi interessi e delle relative prebende, ben volentieri corrisposte da uno sfruttatore al fine di tener buone alcune piccole parti della società sarda e, tramite queste, perpetuare lo sfruttamento su un'intera Nazione. Ad esempio, in questo senso vanno i 12 milioni di euro annui di indegni e umilianti sussidi alle amministrazioni comunali per le servitù militari che per lo Stato italiano generano affari miliardari o, magari, i noti cantanti italiani che la famiglia Moratti dona gentilmente alla popolazione di Sarroch, tra una pagina di propaganda e l'altra su quotidiani sardi.
Tali affari per l'Italia non possono prescindere dal riversamento di esternalità ambientali sulla nostra Isola. Se l'Italia internalizzasse quei costi sociali e non avesse la possibilità di espellerli su comunità distanti 300 km dal proprio Stato, non ci sarebbero i profitti milionari delle note Finmeccanica. Così si inquadra, sulla nostra schiena, la competitività italiana, storicamente perseguita con lo schiacciamento salariale e l'espulsione di esternalità, più che tramite l'aumento della produttività. Per questo, il DL Competitività (meglio noto come Sblocca Italia) nel 2014 ha sdoganato di fatto il terrorismo: vengono tollerati maggiormente, in alcuni casi di gran lunga, i metalli pesanti nelle aree limitrofe ai Poligoni militari. . Del genere inquinamento adiacente ad inquinamento non è reato.
Risultato? Ciò che prima era impattante e potenzialmente letale, e di conseguenza oneroso in termini di bonifica e riconversione, oggi non lo è più perché per gli italiani la soglia di accettazione del rischio si è innalzata per decreto. Decreto votato dai parlamentari sardi del PD vergognosamente giustificati dall'Assessora all'Ambiente Donatella Spano, che nell'ultimo anno si è dimostrata ostile come pochi agli interessi dei sardi e completamente non all'altezza di rivestire un ruolo così delicato. Altrettanto imbarazzante la figura dell'Assessora circa le zone SIN e le dichiarazioni sul sovradimensionamento delle aree inquinate in Sardegna che - a suo dire - creano allarmi ingiustificati e danni di immagine alla Sardigna. Oltretutto, mentre pensa maldestramente a dare copertura alle peggiori malefatte italiane in Sardigna, dimentica di richiedere i danni sull'incidente di Capo Frasca e le decine di ettari andate in fiamme in un'esercitazione dell'esercito tedesco. Come noto, la R.A.S. non ha difatti presentato alcuna richiesta di risarcimento al Ministero della Difesa italiano e notiamo sempre celerità nell'imbonire la popolazione su nuove forme di sfruttamento, come la panacea dei cardi e della chimica biologica a Porto Torres o la presunta trasparenza della propria Giunta circa le decisioni sull'inceneritore di Tossilo.
L'ambiente, per le sue caratteristiche e il rapporto inscindibile con il sistema socioeconomico, è la cartina tornasole dell'impoverimento sistematico della Sardigna. Mentre si continua a credere alla falsa disponibilità di uomini dei partiti italiani in Sardigna - scendiletto di professione come Paolo Maninchedda, Michele Piras, Gianfranco Ganau e, non da oggi, Francesco Pigliaru - lo Stato italiano continua la pantomima sul luogo di stoccaggio delle scorie, dal momento che la lista dei luoghi potenziali individuati dall'ISPRA è stata già consegnata al Governo italiano. Oggi, dopo la recente visita della Presidentessa della Camera Laura Boldrini, lo Stato cerca di indurre i sardi a pensare che ci siano degli interessi in comune tra la Sardigna e l'Italia e l'attenzione di qualche ministro o alto rappresentante dello Stato cerca di distendere la tensione in vista delle amministrative di maggio alle quali saranno chiamate alle urne oltre cento comunità sarde. Mandare in avanscoperta il proprio ministro è utile a ribadire gli equilibri tra potere di Stato e non potere dei colonizzati, i quali, al massimo, potranno bearsi di vedere - persino - un "potente" ministro italiano far finta di interessarsi alle condizioni della Colonia più importante e, magari, rassicurare gli abitanti di quest'ultima in caso di un'eventuale scelta come sito di stoccaggio.

Come sempre i tentativi di pressione nei confronti di rappresentanti unionisti in regione ottengono l’effetto di stringere ancor meglio il guinzaglio da parte del loro padrone continentale. Per questo, e per non veicolare false speranze del nostro popolo in questa gente, non abbiamo partecipato al sit-in di protesta a Cagliari. Come indipendentisti non possiamo organizzare passerelle per i partiti italiani, dobbiamo trovare il modo di unire le nostre forze e opporci al modo vergognoso e scellerato con cui la Nazione viene svenduta sistematicamente. Il Colonialismo è strutturale, non riguarda una o qualche scelta meramente scellerata o poco ponderata: lo Stato italiano in Sardigna avrà sempre l'atteggiamento conquistadores e - scientificamente - non può essere diversamente. Dobbiamo sostenere le popolazioni e i territori affinché non accettino la presenza, e neanche solo l’idea, del Deposito Unico. Il nostro popolo ha già pagato e sta ancora pagando abbondantemente il prezzo di questa "Unità", come la chiamano loro. Per noi indipendentisti è e rimarrà un'annessione, funzionale ad un sottosviluppo indotto lucroso per gli interessi strategici italiani.

Fintzas a s’indipendèntzia

Fronte Unidu Indipendentista

 

Sostegno FIU attività comitato Non Bruciamoci il Futuro

Categoria: Comunicati

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Sostegno FIU attività comitato Non Bruciamoci il Futuro

Alla cortese attenzione degli organi di stampa,

Il Fronte Indipendentista Unidu ribadisce pieno sostegno all'attività del comitato cittadino Non Bruciamoci il Futuro in lotta contro il progetto per il nuovo inceneritore di Tossilo (Macomer) da 60 mila tonnellate di rifiuti l'anno. Riteniamo sterili le rassicurazioni dell'attuale Assessora all'Ambiente, Donatella Spano, circa la trasparenza che l'esecutivo Pigliaru adotterà, posto che la trasparenza è condizione minima di governo e non valore aggiunto in occasioni specifiche, come questa. Ricordiamo, inoltre, tra le varie posizioni poco rassicuranti per la salute dei sardi espresse nell'ultimo anno, il voto favorevole dei parlamentari del Partito Democratico, eletti in Sardegna, all'innalzamento delle soglie tollerate di metalli pesanti nelle aree limitrofe ai Poligoni militari ("DL Competitività").

Riguardo ai 16 consiglieri "dissidenti", apprezziamo la presa di posizione, ma ribadiamo che la moratoria sull'incenerimento rifiuti fu argomento di forte dibattito già dal 2010, quando l'attuale Assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Maninchedda, se ne fece pubblicamente promotore. Lo stesso Maninchedda presiede il Partito dei Sardi che esprime proprio a Macomer il primo cittadino, Antonio Onorato Succu, strenuo sostenitore dell'inceneritore. Sardinia Post lo scorso novembre riportava: "Prova ne sono i dati relativi alla mortalità, da considerare confortanti, e alla mortalità per tumori, in aumento ma pur sempre inferiori a quelli di Nuoro e Ottana, forniti da uno studio condotto dall’Asl (su richiesta dello stesso Succu, ndr) e i bassi tassi di malattie respiratorie e patologie cardiovascolari riscontrati nell’area" - ha detto Succu nel corso di una recente conferenza stampa indetta insieme ai sindaci di Borore, Dualchi e Bolotana a cui hanno partecipato anche il Presidente della Tossilo S.p.A. Giovanni Demontis e due rappresentanti dei sindacati".

Dopo un‘affermazione di questo tipo ci si può sperare ben poco di buono per la nostra salute. Invitiamo dunque il Popolo sardo a mantenere altissima l'attenzione sul tema, sostenendo e partecipando il sit-in di sabato 28 marzo, ore 11:00, presso gli impianti di incenerimento di Tossilo, per ribadire, coerentemente, l'assoluta necessità e urgenza di una moratoria nazionale sarda sull'incenerimento dei rifiuti.

Fronte Indipendentista Unidu

 

FIU: Bono assemblea pubblica contro Abbanoa

Categoria: Comunicati

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Alla cortese attenzione degli organi di stampa,

Oggetto: Assemblea pubblica a Bono contro Abbanoa

Torrade-nos s’abba!

Il Fronte Indipendentista Unidu organizza nel centro del Goceano (nella comunità di Bono) un’assemblea pubblica sulle vessazioni di Abbanoa.

Oltre all’intervento di uno dei portavoce del Fronte (Luigi Piga) interverranno anche il Presidente sardo dell’Adiconsum protagonista della battaglia contro i soprusi dell’ente gestore, l’avvocato Gianni Allena referente della class action contro Abbanoa e il vicesindaco di Tempio Gianni Monteduro.

I cittadini sono invitati a portare le bollette di Abbanoa e le loro problematiche per poter fare domande agli esperti ed organizzare una sempre più vasta opposizione ad Abbanoa.

BONO, 28 marzo 10.00

Sala riunioni, piazza Nassirya

Interverranno:

Luigi Piga                  (Fronte Indipendentista Unidu)

Giorgio Vargiu          (Presidente Adiconsum Sardegna)

Gianni Allena            (avvocato, esperto Class Action)

Gianni Monteduro     (Vice sindaco di Tempio)

Fronte Indipendentista Unidu

 

Non cemento ma sviluppo ecosostenibile!

Categoria: Comunicati

Pesa-Sardigna-2--500x300-pxLa regione si appresta a varare una nuova legge sull'edilizia, già disegno di legge n.130/A del 23 ottobre 2014: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia", provvedimento che nuovamente attacca il nostro territorio con cemento e costruzione selvaggia in campagne e coste.
Dopo il Piano Casa del 2009 della Giunta Cappellacci, noto per la speculazione immobiliare lungo le coste, da Cala Girgolu al Poetto, per le tante ville - tra cui Villa Certosa di Silvio Berlusconi, e quella del leader dei Riformatori Sardi Massimo Fantola - passando per l'Hotel Romazzino interessato da vicende penali, sino ad arrivare alla ristrutturazione di 27 stazzi della Costa Smeralda a due passi dalla battigia marina e alle migliaia di strutture edilizie residenziali in aree alluvionali e a rischio idrogeologico, come nella piana e sul litorale (Capoterra); ora è giunto il momento del Governo Pigliaru di tentare la furbata, cercando di accontentare il partito della speculazione edilizia.
Lo fa con queste dichiarazioni all'atto di presentazione della proposta normativa: "Con il DDL sono state riordinate le principali norme regionali in materia edilizia ed è stato messo un freno alle iniziative straordinarie o contingenti, contrastando il consumo del suolo non compromesso, salvaguardando i caratteri delle aree rurali e soprattutto incentivando la "buona edilizia" grazie ad agevolazioni e premialità volumetriche per la riqualificazione architettonica ed energetica del patrimonio esistente. Sarà possibile riqualificare e ridurre il fabbisogno energetico degli edifici attraverso premialità con incremento di volumi per l'edilizia residenziale e per l'integrazione delle funzioni turistico ricettive. Gli ampliamenti saranno consentiti esclusivamente per il miglioramento dell'offerta turistica, senza incrementi di posti letto". La Giunta regionale aveva approvato il disegno di legge n. 130/A del 23 ottobre 2014 (deliberazione Giunta regionale n. 39/2 del 10 ottobre 2014) e aveva poi aperto una fase di consultazione pubblica preventiva. Era possibile infatti far pervenire alla RAS annotazioni sulla proposta di legge. Diverse associazioni che operano nella difesa ambientale del territorio si sono avvalse di questa possibilità e hanno proposto modifiche che non hanno trovato luogo di discussione conseguente e dunque accoglienza.
Emergono diversi dubbi dalla lettura del provvedimento:
in primo luogo questa legge dà possibilità di superamento degli indici volumetrici, dei limiti massimi di altezza e della superficie coperta già stabiliti in disposizioni regionali e comunali in caso di interventi di incremento volumetrico del patrimonio edilizio esistente (art. 2, comma 9°), aumenti che di fatto permetteranno la speculazione edilizia programmata e legalizzata.
Il patrimonio urbanistico già esistente nelle zone definite non viene tutelato dalla legge, ma di fatto si è invitati ad aumentare la cementificazione e la costruzione di ampliamenti immobiliari con i cosiddetti "premi volumetrici" rispettivamente del 40% e del 30% per le delocalizzazioni di immobili già in aree di tutela ambientale o a rischio idrogeologico (previsti nell'art. 8). L'intenzione legislativa è chiara vista la differenza delle percentuali di premialità tra i nuovi ampliamenti e prevista per le demolizioni e le ricostruzioni di edifici vecchi degradati (rispettive del 15-20% e del 10-15%), infatti queste ultime sono esattamente la metà delle premialità previste per l'ampliamento. Demolizioni e ricostruzioni, che di fatto conterrebbero il consumo di nuovo suolo in aree cosi delicate sia dal punto di vista paesaggistico che della sicurezza idroideologica sono messe in secondo piano e svantaggiate dalla premialità. Con ciò la visione appare chiara: questa norma strizza l'occhio al piccolo-medio possidente di terreni rurali che non ha la possibilità oggi di incrementare la cementificazione nel suo piccolo podere, proprio per un interesse al mantenimento delle nostre campagne che è di tipo collettivo e non individuale, accontentandolo con nuove volumetrie e ampliamenti.
Ma la concessione di questi premi di volumetrie ai piccoli-medi possessori di terreno rurale a vocazione turistica serve in realtà per chiudere gli occhi su quelle che saranno le reali speculazioni in campo ricettivo-turistico, difatti l'art. 3 del disegno di legge regionale, riprendendo analoghe discipline del c.d. piano per l'edilizia (legge regionale n. 4/2009), consente l'ampliamento volumetrico delle strutture ricettive (alberghi, residences, multiproprietà) anche nella fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia marina, norma in palese contrasto con il piano paesaggistico regionale (P.P.R.) e le sovraordinate disposizioni di tutela ambientale e paesaggistica.
Con questo articolo della legge si chiarisce l'intento di riaprire i cantieri sulle nostre coste alla speculazione edilizia selvaggia che niente ha a che vedere con gli interessi del nostro popolo. La specifica è interessante: è concesso l'aumento delle volumetrie senza l'aumento dei posti letto; viene da chiedersi quali siano queste opere necessarie di ampliamento visto che non è possibile aumentare i posti letto, sarà necessario poter permettere la costruzione di nuraghi, campi da golf, porti privati, o cos'altro?
L'unica parte della legge interessante e che potrebbe trarre in inganno è quella riguardante la previsione di interventi regionali sostitutivi per la demolizione degli abusi edilizi e il ripristino ambientale in caso di inerzia dei trasgressori e dei Comuni territorialmente competenti (art. 10). Ossia la regione si fa carico delle demolizioni già previste e prevedibili di abusi edilizi, ciò però non può non far pensare al famoso rimedio del giorno dopo. Dove si lascia la mano alla speculazione edilizia con parametri più che discutibili, si dice che sarà la regione stessa ad occuparsi degli abusi: il mandante che punisce il sicario e il sistema burocratico che si appesantisce in modo controproducente.
Un territorio urbanizzato come quello sardo che non ha bisogno di aumentare le volumetrie ma, anzi, di riadattare le esistenti senza consumare ulteriore terreno e spazi visivo-paesaggistici, come magari realizzare servizi pubblici e infrastrutturazioni di base in quartieri di centinaia di famiglie che la mala gestione del territorio la vivono nella quotidianità. L'opposizione a questo decreto è fondamentale, e deve essere un atto di responsabilità individuale e collettiva.
La necessità è quella di permettere a chi lavora di avere delle strutture adeguate e un sostegno sia legislativo che economico che permetta la costruzione di aziende agricole e di ricezione turistica rurale d'eccellenza senza pregiudicare il suolo ed il paesaggio sardo.
Il comparto dell'edilizia ha necessità di lavoro, ma questo lavoro può essere dato dalla ristrutturazione e dall'ammodernamento del capitale già esistente che in alcuni casi supera di gran lunga le dinamiche demografiche endogene e i flussi turistici. La Sardigna ha bisogno di salvaguardare l'interesse collettivo paesaggistico, non di svendersi per una prospettiva, l'ennesima, di breve periodo. La Sardigna è una delle regioni d'Europa più inquinate, i cimiteri industriali e militari occupano parti considerevoli del territorio, la speculazione edilizia della passata generazione dà i suoi frutti peggiori con veri e propri mostri sulle coste. La speculazione energetica sta ricoprendo la Nazione di pale eoliche e fotovoltaici, e altrettanti se ne vorrebbero insediare, senza alcuna ricaduta socioeconomica per le comunità se non la mera prebenda da pochi punti percentuali sul totale dell'investimento. E spesso anche senza alcuna attività, trattandosi di operazioni speculative, dove la trasformazione di energia non è neanche un obiettivo primario e dove la parola "verde", "agro" e "bio" cercano di fondersi virtuosamente nell'immaginario collettivo con "chimica".Tutto ciò, come non potrebbe essere diversamente, avviene senza alcuna programmazione energetica a livello Nazionale Sardo, preferendo lasciare qua e là varie zone di interesse per le speculazioni, più o meno consistenti in termini di giro d'affari e conseguenze ambientali, delle quali si perde il conto. Il patrimonio flori-faunistico è continuamente sott'attacco per la piaga degli incendi e del disboscamento selvaggio delle poche oasi verdi; per contro, le politiche locali nell'ottica di valorizzazione turistica e scientifica sostenibile - con eventi e servizi in tal senso nelle comunità che ospitano endemismi - sono prossime allo zero. Non è sostenibile pensare ad un aumento delle volumetrie laddove interi paesi si spopolano e chi resta sempre più spesso incontra difficoltà abitative, dove immensi capitali pubblici e privati sono improduttivi, tranne che per la tassazione sul patrimonio che comunque - anche qui in ottica miope - tampona un po' la finanza pubblica locale, come fu a suo tempo miope l'approccio all'urbanizzazione legato alla disciplina degli oneri di urbanizzazione.
Il sistema socioeconomico sardo è di fronte al cerchio che si chiude dopo decenni di inquadramento del territorio, nel suo significato più ampio, come una posta di bilancio liberamente liquidabile. Abbiamo necessità di un'edilizia e, più ampiamente, di una programmazione territoriale equo-sostenibili, che diano risposte alle necessità reali di un intero popolo e agli errori passati, e che guardi al nostro futuro in termini di capacità di carico dell'ecosistema il quale, piaccia o meno, comprende ampiamente il settore edile.
Per questo denunciamo l'ennesimo tentativo da parte delle stampalle regionali dei partiti italiani, in primis il PD del signor Pigliaru di rendere la nostra terra teatro di speculazione di denaro con interventi folli e criminali.

Fronte Indipendentista Unidu

 

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