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PROGRAMMA

Categoria: Il Fronte
Pubblicato: 09 Ottobre 2015

 

PREMESSA  Programma-del-Fronte

Il Fronte Indipendentista Unidu, ha realizzato e sta continuando a perfezionare il programma di governo, di trasformazione sociale, economica, produttiva, ambientale, culturale e politica della Sardigna attraverso le assemblee territoriali degli attivisti, raccogliendo le istanze provenienti dal basso, da lavoratori, artigiani, imprenditori, studenti e precari e mediando queste istanze nelle assemblee natzionali. Democrazia e partecipazione, ricostruzione della dignità del nostro popolo sono i fili guida di questo percorso. Il programma nasce dalle politiche indipendentiste e da anni di lavoro sul territorio, è continuamente in divenire, migliorato e integrato attraverso i contributi delle persone sempre più numerose che vi lavorano e i suggerimenti che vengono raccolti nel territorio, tra i problemi delle nostre comunità, della nostra Natzione Sarda. Il programma è aggiornato quando queste istanze trovano la sintesi nelle assemblee territoriali e natzionale, così da garantire anche un percorso democratico e di riconoscimento collettivo.

Il Fronte Indipendentista Unidu è stato il primo movimento politico a pubblicare il suo programma, figlio della democrazia interna, il 21 dicembre 2013.

Il Fronte Indipendentista Unidu, con i suoi rappresentanti e il coinvolgimento della società sarda realizzerà i seguenti punti:

GRANDE DISTRIBUZIONE

Fermeremo il proliferare della Grande Distribuzione Organizzata che ha spopolato i mercati civici e rionali e ammazzato il piccolo commercio. Metteremo regole precise e tuteleremo i diritti dei lavoratori.

- Legge regionale per la compatibilità antropica, culturale ed economica della media e grande distribuzione (valutazione d’impatto socio-economico, in linea con la Delibera della Giunta Regionale n. 55/108, del 29/12/2000, per la concessione di licenze per l’apertura di centri di media e grande distribuzione) che preveda la sospensione immediata delle nuove licenze ai centri della media e grande distribuzione; (vedere sentenza TAR e questione della legislazione europea sul libero commercio).

- Monitoraggi sanitari e legali in entrata sulle produzioni agroalimentari nocive o non conformi delle piattaforme GDO.

- Obbligo di residenza fiscale per i centri della media e grande distribuzione esistenti.

- Creazione da parte dell’Assessorato regionale al Lavoro di uno sportello anonimo antimobbing per i dipendenti dei centri della media e grande distribuzione.

- Discriminante positiva per tutti i dipendenti dei centri della media e grande distribuzione della conoscenza almeno a livello A2 di almeno una delle varianti della lingua sarda (o catalano-algherese, o tabarchino, o parlate sardo-corse); Ripristino della competenza comunale per l’apertura nei giorni festivi.

PASTORIZIA E AGRICOLTURA

Abbatteremo i costi di produzione per le piccole e medie azienze, agevoleremo l’associazionismo e il cooperativismo, difenderemo e valorizzeremo i prodotti sardi. Daremo credito a pastori e agricoltori così che la terra tornerà ad avere valore e a essere la nostra base economica più sicura.

Pianificazione produttiva

- Piano per lo sviluppo e il miglioramento delle varie filiere produttive agroalimentari in connessione con le imprese, a cura dell’Ente Sardo per lo Sviluppo e la Ricerca Scientifica.

Foraggi, mangimi e semenze

- Difesa delle semenze naturali autoctone dall’aggressione delle multinazionali attraverso la fondazione di una Banca Sarda delle Semenze Naturali salvaguardando la diversità botanica e biologica della Sardigna dall’invasione degli OGM.

- Continuità territoriale per i mangimi d’importazione, e le merci e i prodotti di esportazione.

Associazionismo

- Incentivare l’associazionismo e il cooperativismo nella filiera di produzione, trasformazione e vendita delle produzioni agricole;

- Consulenza gratuita da parte di agronomi ed esperti del settore (a carico dell’Assessorato all’agricoltura) per supportare le scelte dei gruppi di acquisto di mangimi, semenze e servizi vari (aste, marketing, export).

Abbattimento costi di produzione

- Sostegno all’autoproduzione energetica nelle piccole e medie aziende agricole mediante fonti energetiche rinnovabili di nuova generazione pagate in conto energia.

- Creazione di una filiera in ambiti zonali di macelli a gestione mista (pubblico/ privati/ cooperative) per abbattere i costi attuali di macellazione, favorire le produzioni locali e stimolare la produzione di derivati (pelli-lana-concimi-mangimi,etc.).

Export e diversificazione

- Creazione di un’Agenzia per il settore agro-alimentare che faccia capo all’ESSRS per il controllo della produzione e la promozione e pubblicità che favorisca le esportazioni.

Pecorino

- Stimolare tramite l’ESSRS, la Facoltà di agraria e altri enti di ricerca della Sardigna, la diversificazione delle produzioni del latte ovi-caprino e bovino per una molteplice tipologia di nuove produzioni di alta qualità.

- Maggior controllo e verifica sulle strategie del consorzio di tutela del pecorino romano.

Qualità

- Ente unico guidato da Laore di gestione dell’IGP (indicazione geografica protetta).

- Campagna di comunicazione e marketing d’influenza al consumo puntando sulle qualità nutrizionali e salutistiche del formaggio sardo.

Politiche comunitarie

-Forte e decisa pressione della politica regionale su una giusta redistribuzione della PAC.

Riforma agraria

- Rafforzare l’uso pubblico dei terreni demaniali e pubblici incolti, assegnarli in concessione temporale a singoli o cooperative per la coltivazione. I beneficiari possono essere solo cittadini residenti in Sardigna, le assegnazioni dovrebbero essere verificate ogni 4/5 anni per impedire le appropriazioni e favorire l’ingresso di nuovi soggetti giovani.

- Incentivi alle aziende agricole per destinare parte dei terreni a coltivazioni specializzate (frumento, orticole, vivaistica, floricoltura,) per abbattere così i costi legati all’acquisto di prodotti agro-alimentari di consumo umano e zootecnico.

- Istituzione di Poli Agroalimentari territoriali: realizzazione di stand espositivi stabili destinati a ospitare i prodotti del territorio e loro promozione e stimolare la creazione di centri di stoccaggio, lavorazione, trasformazione dei prodotti da immettere nella grossa distribuzione, non solo sarda, con il marchio di qualità.

- Sgravi fiscali delle imposte fondiarie sui terreni, fabbricati e strutture utilizzati a scopi produttivi agricoli.

- Sviluppare una politica della filiera corta cerealicola e dei suoi derivati.

- Identificazione di fabbricazione “Fatu in Sardigna” per tutti i prodotti fatti in Sardigna.

- Semplificazione burocratica per la costituzione di cooperative agricole e attuazione di forme di agevolazioni per l’accesso al credito con l’abbattimento degli interessi.

ENERGIA ED INDUSTRIA

Fermeremo gli speculatori che ci stanno rubando sole e vento, perseguiremo i responsabili dei disastri ambientali, favoriremo la rinascita di un’industria compatibile con le nostre risorse e filiera, realizzeremo una vera democrazia energetica.

- Moratoria delle assegnazioni di licenze alle imprese per la costruzione d’impianti eolici, fotovoltaici, biomasse e termodinamici (da ultimi: progetto “Eleonora”; “Martis”; “Sedini”; “Siliqua”, “Bagni Oddini”, Campu Giavesu, “Ottana Energia”) con una valutazione socio-economica da parte della Regione su ogni progetto presentato.

- Possibilità di veto sull’utilizzo di tecnologie obsolete, sia per la riconversione di siti esistenti che ex-novo.

- Legge regionale per il divieto di ampliamento e nuova costruzione d’inceneritori su tutto il territorio sardo, in linea con le indicazioni europee per lo smantellamento di quelli preesistenti e per il superare la logica dell’incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati.

- Legge regionale per il divieto di costruzione d’impianti per l’incenerimento di biomasse.

- Legge regionale di contrasto alla grande concentrazione di produzione energetica e contestuale predisposizione di un grande “Piano per la Democrazia Energetica”, caratterizzato da impianti di piccola-media taglia non invasivi e distribuiti uniformemente sul territorio.

- Blocco immediato di progetti per servitù energetica (GALSI o simili) e la contestuale destinazione dei finanziamenti Sfirs verso progetti di democrazia energetica.

- Obbligo di residenza per tutte le aziende produttrici di energia operanti in Sardigna, come condizione per il rilascio e per il rinnovo della concessione. Più ampiamente anche il settore energetico sarà caratterizzato da un principio di sovranità fiscale tale per cui il gettito fiscale delle aziende che utilizzano capitale e lavoro in Sardegna debba rimanere nell’Isola, secondo quanto già previsto dall’art. 8 dello Statuto.

Truffa del gas in bombole

- Commissione d’inchiesta che quantifichi il danno economico causato dal cartello oligopolistico nel mercato del gas in bombole su tutto il territorio sardo.

- Costituzione della Regione come parte lesa nel risarcimento del danno causato dal 1995 al 2010 con l’aggravante, per il periodo successivo a quest’ultima data, del mancato ribasso dei prezzi da parte delle società in esame e il perdurare di prezzi non congrui.

- Obbligo per la Regione di intervenire attraverso un prezzo calmierato in linea con le tariffe esterne all’isola.

Piano Nazionale delle Bonifiche

- Istituzione di un Piano Nazionale delle Bonifiche che preveda il diritto di prelazione per le imprese specializzate sarde nelle gare d’appalto. Le bonifiche dovranno essere garantite dallo Stato Italiano per il cui finanziamento avverrà attraverso i risarcimenti e le garanzie richieste alle aziende responsabili dell’inquinamento o, alternativamente, tramite il fondo nazionale degli interventi straordinari (Protezione Civile). Il Piano sarà caratterizzato dalla formazione professionale per gli operai cassintegrati o espulsi dal ciclo produttivo e finalizzata all’acquisizione di competenze specifiche per attuare le bonifiche nel Piano.

- Avvio d’inchieste da parte di commissioni scientifiche dell’ESSRS, in collegamento con gli istituti di ricerca industriale e controllo sanitario, sulle industrie inquinanti con conseguente richiesta di risarcimento ai responsabili del disastro ambientale.

- Riconversione delle industrie in crisi o altamente inquinanti verso attività ecosostenibili, attraverso il reinserimento dei lavoratori e la predisposizione di corsi formativi coerenti con le nuove attività.

- Per le ditte che vogliano installare nuovi impianti industriali, previa valutazione socio-economica da parte della Regione, obbligo di includere nel progetto un’accurata stima dei costi per lo smantellamento degli impianti e il ripristino del territorio, con contestuale accantonamento delle risorse necessarie allo scopo.

- Predisposizione di un approfondito studio sui siti minerari, con valutazione delle potenzialità presenti e future di sviluppo, ricerca di nuove tecniche di sfruttamento e verifica della fattibilità di una filiera industriale basata sul riciclo dell’alluminio.

- Piano industriale impostato primariamente sulla lavorazione e trasformazione delle materie prime locali (sabbie silicee, sughero, lana, marmi, graniti ecc.) e dei prodotti agroalimentari sardi con particolare attenzione alle eccellenze e peculiarità sarde quali il carciofo sardo, sa pompia, la pecora e l’agnello sardo, fino a comprendere il latte sardo come prodotto tipico ottenuto da razze selezionate.

- Potenziamento del sistema di controllo nei porti sardi con portali radiometrici gestiti dalle Asl del territorio per evitare l’ingresso e l’eventuale stoccaggio in miniere, cave o discariche, o il loro utilizzo nei processi industriali, di prodotti radioattivi.

Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti

- Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti mediante una filiera di riciclo a impatto ambientale zero con l’incentivazione della raccolta differenziata e con campagne informative mirate rivolte a tutti i cittadini, in particolare ai giovani in età scolare.

- Costituzione di un Ente regionale proprietario delle materie prime ricavate dalla raccolta differenziata.

ARTI E MESTIERI

Restituiremo agli artigiani sardi un ruolo di primo piano nell’economia e nella cultura della nostra società valorizzando il loro valoro e dando alle nuove generazioni la possibilità di imparare il mestiere.

- Istituzione di un ente di tutela per la valorizzazione e promozione internazionale dell’artigianato sardo.

- Creazione del marchio di qualità per i manufatti e per le botteghe che promuovono e commercializzano esclusivamente artigianato sardo.

- Recupero della tradizione artigianale con istituzione di corsi di formazione professionale. Il personale docente dovrà essere selezionato tra gli artigiani e le maestranze riconosciute in elenchi comunali delle arti e dei mestieri.

TURISMO

Quest’attività tornerà a essere un patrimonio dei cittadini sardi e non un limone da spremere e da gettare via per speculatori di ogni sorta.

- Potenziamento del corso di laurea in Economia e Management del Turismo con sede a Olbia e sua ramificazione in diversi indirizzi formativi interdisciplinari (manageriali, gestionali, promozionali, culturali) in sinergia con le realtà turistiche di tutto il territorio sardo, per incentivare la crescita del settore e la formazione di nuovi professionisti capaci di indirizzare, gestire, promuovere e sfruttare ogni forma di turismo.

- Rafforzare le scuole professionali per la formazione dei giovani in ambito turistico.

- Incentivare il settore turistico legato alla ricchezza culturale, archeologica, paesaggistica, artigianale, con la creazione di forme individuali di associativismo, quali albergo diffuso, stimolando la valorizzazione dei prodotti agro-alimentari così come delle conoscenze storiche, dei siti archeologici, dei monumenti storici.

- Studiare nuove forme trasparenti di valutazione da parte dell’utenza, per verificare la qualità dell’offerta turistica, stimolando i soggetti proponenti al raggiungimento di livelli qualitativamente ottimali.

- Obbligo per le aziende del settore che operano in Sardigna di assumere personale residente in Sardigna per una quota non inferiore al 70%.

- Introduzione tassa regionale di soggiorno per i turisti estivi.

LAVORO E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Lavoreremo a una piena sinergia tra tutti gli operatori economici restituendo dignità ai lavoratori dipendenti e possibilità di sviluppo e di accesso ai servizi alle imprese.

- Creazione di un sistema trasparente di valutazione da parte dell’utenza della qualità dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione.

- Sistema di sinergia tra imprese e scuola di formazione professionale attraverso la costituzione di un database trasparente che faciliti l’istituzione di corsi di formazione sulla base delle reali esigenze produttive presenti sull’isola.

- Assegnazione di punteggio di merito nell’erogazione di contributi e incentivi a quelle imprese che utilizzano canali di approvvigionamento (merci e servizi) sul territorio.

- Credito d’imposta e incentivi per l’ammodernamento energetico e l’autonomia energetica dell’impresa.

 APPALTI

Restituiremo agli appalti limpidezza e metteremo in piedi una vera e utile formazione professionale.

- Punteggio di residenza per il concorso negli appalti pubblici.

- Punteggio per la presentazione dei progetti e delle gare d’appalto in lingua sarda e lingue alloglotte.

- Stop immediato a nuovi contratti per esternalizzazioni attraverso il modello del Project Financing.

Diritto di prelazione per le imprese residenti in Sardigna nell’assegnazione dei bandi di gara pubblici.

FISCALITÀ

Esigeremo fino all’ultimo centesimo e con gli interessi tutto il credito dovuto dallo Stato e scriveremo un sistema fiscale giusto che permetta ai sardi di gestire le proprie risorse

- Obbligo di sede fiscale in Sardigna per le aziende operanti sul territorio nazionale sardo;

- Ampliamento delle funzioni dell’ARASE al fine di riscuotere il gettito fiscale maturato sul territorio nazionale e contestuale storno verso lo Stato italiano della parte spettante, attuando una piena applicazione dell’art. 8 dello Statuto.

- Rilancio della “Vertenza Entrate”, esigendo dallo Stato italiano tutto il gettito arretrato (comprensivo degli interessi maturati finora) senza legare il suo rientro alla mutevole disciplina del Patto di Stabilità, deroghe allo stesso o compensazioni di sorta.

- Competenza impositiva della RAS, rispetto a tutti i tributi riscossi sul proprio territorio, per effettuare sgravi fiscali e modificare i parametri di calcolo delle imposte secondo le esigenze delle realtà produttive sarde e di tutta la popolazione.

CREDITO

Creeremo le condizioni per una rinnovata gestione pubblica del Credito. La riforma del Credito sardo sarà condotta nell’ottica di una gestione non più mirata al semplice profitto ma da un’idea di sussidiarietà e sostegno del tessuto sociale ed economico della nostra isola.

- Blocco della cessione delle restanti quote di proprietà della Fondazione Banco di Sardegna.

Legge d’indirizzo della Regione Sardegna per impedire lo smantellamento della Fondazione Banco di Sardegna e trasferire le quote di proprietà della Fondazione (quote pubbliche) ai Comuni in quote proporzionali agli abitanti residenti.

- Istituzione di nuove banche di credito cooperativo nei poli produttivi dell’isola sulla base del capitale iniziale fornito dalla Sfirs.

SANITÀ

Attueremo una riforma della sanità regionale che restituisca ai cittadini sardi il diritto alla prevenzione, alla cura, alla raggiungibilità e alla reperibilità del personale medico e che impedisca agli speculatori privati di mettere le mani su quello che è un bene collettivo che deve restare accessibile a tutti.

- Potenziamento dei centri diagnostici periferici e di pronto intervento con una distribuzione territoriale che favorisca quanto più possibile l’accesso ai cittadini del territorio.

- Razionalizzazione della distribuzione di medici di base e delle guardie mediche in base a numero di abitanti, dimensione del territorio e tempi di percorrenza.

- Stesura di un programma di razionalizzazione delle spese che determinino un risparmio consistente per tutte le UO pubbliche e formazione di una rete programmatica con rigidi controlli che consenta al paziente un rapido accesso agli strumenti diagnostici impiegati nelle strutture ospedaliere come ad esempio elettrocardiogramma, risonanze magnetica, visite specialistiche, etc.

- Estensione dell’esenzione, totale o parziale, per quei farmaci classificati in fascia C che sono indispensabili al raggiungimento dell’esito terapeutico fissato nella diagnosi o comunque indispensabili per preservare la salute di categorie da proteggere come ad esempio bambini figli di genitori disoccupati o anziani con pensione minima al fine di garantire al malato privo di reddito o con reddito insufficiente per coprire il costo della terapia il diritto alla salute.

- Approntamento di un serio piano di medicina preventiva al fine di migliorare qualità vita, istituzione di dettagliate indagini epidemiologiche, introduzione di specifiche esenzioni dal ticket sanitario (reddito dipendenti) per i residenti in zone a rischio per il massiccio inquinamento ambientale (Portovesme, Quirra, Ottana, Porto Torres, Sarroch etc.) e obbligo di prevedere in alcuni reparti delle nuove strutture pubbliche di degenza (es. reparti oncologici) appositi spazi e servizi per familiari e assistenti esterni ai pazienti.

- Obbligo per le unità ospedaliere pubbliche di garantire la presenza di almeno un medico non obiettore per ogni turno nei reparti di ostetricia e ginecologia; obbligo anche per le farmacie di garantire la presenza di un farmacista non obbiettore che assicuri la dispensazione della così detta pillola del giorno dopo.

- Abolizione delle nomine politiche per i dirigenti della Sanità e sostituzione tramite concorsi pubblici.

- Controlli multidisciplinari e con l’apporto di tecnici privi di alcun conflitto d’interesse, anche stranieri sulla formulazione dei bandi per le gare d’appalto per le grandi, medio e piccole forniture di apparecchiature e di materiali sanitari, possibilmente almeno a livello regionale, che rispettino i criteri delle gare europee, che garantiscano assistenza e materiali di consumo a prezzi di mercato.

- Obbligo per le strutture pubbliche di assumere esclusivamente tramite concorso con regole predeterminate che valutino in maniera oggettiva i curricola e le capacità professionali dando la precedenza nelle graduatorie – a parità di merito – al personale sardofono.

TRASPORTI

Reintrodurremo lo scalo merci in Sardigna, vergognosamente abolito nel silenzio generale, e scriveremo un Piano Trasporti che faccia diventare la nostra terra un Paese civile dove spostarsi nella quotidianità sia un diritto per tutti e non un incubo senza fine.

- Piano Regionale dei Trasporti, elaborato dalle Aziende di trasporto assieme ai lavoratori del settore democraticamente eletti in assemblee pubbliche.

- Osservatorio tecnico in cui tutti i trasporti (gommato, ferro, aereo e navale) siano osservati, indirizzati, regolati, selezionati secondo la loro specificità, vincolati al diritto alla mobilità, all’utilità economica e sociale di ogni territorio della Natzione Sarda. Anche in questo caso detto  Osservatorio, che in teoria già esiste ma non funziona perché clientelare e campanilistico, deve essere formato dalle Aziende di trasporto e dai lavoratori delle stesse, rappresentanti almeno le quattro regioni sarde –Cagliari –Oristano-Nuoro –Sassari, con l’ausilio anche di una rappresentanza qualificata dell’utenza interessata.

- Fine della concorrenza fra vettori diversi (ferro, gommato privato e pubblico) e creazione di Centri Intermodali efficienti e raggiungibili.

- Istituzione dell’Azienda Unica Trasporti Sardi

- Unificazione delle cinque aziende pubbliche TPL (ARST trasporto extraurbano e urbano a Oristano, metro a Cagliari e Sassari; CTM urbano a Cagliari; ATP urbano a Sassari; ATP urbano a Nuoro; ASPO urbano a Olbia) in un’unica Azienda pubblica.

- Strutturazione dell’Azienda in compartimenti territoriali e divisa in due settori, urbano ed extraurbano. Evitare la sovrapposizione e la razionalizzazione delle linee con punti d'interscambio tra i due settori e quello ferroviario.

- Tariffe agevolate, oltre che per studenti e anziani, anche per i lavoratori con basso reddito e i disoccupati. Biglietto integrato per tutta l’azienda.

Trasporto su Ferro

Obbligo da parte delle istituzioni sarde, in questo caso in primis la Regione Sardigna, a stipulare i Contratti di servizio con Trenitalia e sue affini, per contrattare la quantità di treni necessaria e sufficiente per il trasporto del servizio pubblico in Sardigna.

- Reintroduzione del servizio merci su rotaia e conseguentemente degli scali merci nei porti dell’Isola, in particolare approntamento di quelli di Cagliari e Porto Torres. Potenziamento e sviluppo delle tratte e del materiale rotabile FS relative a Sassari – Cagliari, Sassari –Porto Torres, Sassari– Olbia, Cagliari—Carbonia –Iglesias.

- Prolungamento del doppio binario quantomeno fino a Macomer.

- Potenziamento e sviluppo delle linee e del materiale rotabile a scartamento ridotto delle Strade Ferrate Sarde (FdS) in particolare quelle che ricadono in territori densamente popolati e quelle a forte interesse turistico e paesaggistico.

- Legare le tariffe al principio prezzo-sicurezza-qualità. Ogni aumento di tariffa senza una altrettanto riconosciuta e sostanziale garanzia di sicurezza e qualità del trasporto deve essere denunciata come una frode e quindi perseguita.

- Parco materiale rotabile interamente acquistato e gestito dai Sardi, (attualmente la Regione Sardigna ha acquistato del materiale rotabile da una società spagnola la cui gestione però è solo in parte sarda).

- Interventi e sovrastrutture per rimodernare la dorsale sarda da Oristano a Sassari, facendo in modo che il treno passi dove serve (centri abitati).

- Ripristino dei collegamenti con i porti di Olbia e Porto Torres e potenziamento dei servizi per gli aeroporti.

- Contratto di servizio con Trenitalia o treni gestiti direttamente dall’azienda sarda sull’esempio della provincia autonoma di Bolzano.

Trasporto navale

Tariffa unica viaggiatori (tipo continuità territoriale per gli aerei) vigente tutto l’anno per i residenti sardi o comunque nativi, da e per la Sardigna. Le tariffe per i non residenti non possono mai essere inferiori alla tariffa unica riconosciuta per i sardi residenti.

- Introduzione e potenziamento di tratte europee ed extra europee anch’esse a tariffe agevolate per i residenti.

- Continuità territoriale o tariffe agevolate anche per le merci da e per la Sardigna, considerando che il mare che divide le isole dalla terra ferma è considerato commercialmente come una “autostrada “o ancor meglio un tratto di ferrovia. Di conseguenza le tariffe non possono superare quelle relative alle autostrade o ferrovie.

- Piano nazionale per la realizzazione della flotta navale sarda, viaggiatori e merci, con mezzi da acquistare o affittare non necessariamente sul mercato italiano, con diritto di prelazione per il personale residente in Sardigna e con obbligo a bordo di utilizzo e consumo di prodotti sardi.

Trasporto aereo

Tariffa unica vigente tutto l’anno per i residenti in Sardigna su tutte le compagnie, statali e non.

Obbligo per tutte le compagnie aeree, da e per la Sardigna, di riservare il 30 % dei posti ai residenti sardi, con tariffa unica agevolata.

- Diritto per tutti i Sardi residenti, portatori di gravi malattie riconosciute dal Servizio Sanitario, di usufruire del trasporto aereo gratuito per qualsiasi destinazione.

- Le tariffe per i non residenti, anche nel caso di sconti o bonus, non devono mai essere inferiori alla tariffa unica riconosciuta per i residenti.

- Estensione della tariffa agevolata (continuità territoriale) al trasporto merci.

- Piano natzionale per la realizzazione della flotta aerea sarda, viaggiatori e merci, con mezzi da acquistare o affittare non necessariamente sul mercato italiano, con diritto di prelazione per il personale residente in Sardigna e con obbligo a bordo di utilizzo e consumo di prodotti sardi.

Trasporto gommato

Osservatorio mirato alle esigenze della sicurezza sulle strade ed alla tutela dell’ambiente (in attesa del ripristino del servizio merci su rotaia).

- Indirizzare e facilitare il trasporto merci su nave attraverso le così dette “autostrade del mare”, nonché su rotaia e via aerea, creando così un interscambio economico-commerciale, da e per la Sardigna, su un effettivo sistema intermodale efficiente e razionale delle merci.

RICONOSCIMENTO DEL SINDACATO SARDO

I lavoratori sardi saranno protagonisti del loro processo di emancipazione potendo contare su un Sindacato sardo rispondente ai loro bisogni pienamente riconosciuto.

Riconoscimento del Sindacato Sardo come parte sociale alla pari dei sindacati italiani sul modello valdostano.

RIFORMA AMMINISTRATIVA E CODICE ETICO

Elimineremo gli sprechi delle caste e delle clientele, renderemo pubblica e più economica l’acqua, abbatteremo totalmente i privilegi dei rappresentati politici e fare politica non sarà più occasione di carriera ma un servizio pubblico.

- Maggiori poteri di gestione ai comuni con il decentramento e la capillarizzazione degli uffici e dei servizi.

- Gestione diretta dei Comuni di tutte le strutture scolastiche e del sistema infrastrutturale appartenente alle vecchie provincie con redistribuzione delle risorse Regionali nei territori maggiormente svantaggiati.

- Attribuzione delle competenze di tutti i Consigli di amministrazione delle strutture territoriali di apparato alle unioni dei comuni con il conseguente annullamento del sistema delle Deleghe esterne.

- Legge elettorale regionale che reintroduca il sistema proporzionale puro e abolizione del voto disgiunto.

- Politica popolare: taglio degli stipendi dei consiglieri regionali, presidenti e assessori compresi:

- formula di 1 a 4 rispetto ad un salario medio (che ammonta a circa 1200 € mensili, quindi si propone un totale di circa € 4.800 al mese) per quanto riguarda gli Assessori ed i Presidenti;

- formula di 1 a 2 per quanto riguarda i Consiglieri (circa € 2.400 mensili, quindi).

- Decadenza dei consiglieri regionali superato il 25% di assenza annuale (eventuali deroghe certificate per gravi questioni di salute e maternità).

- Abolizione dei rimborsi spese per i Gruppi Consiliari, dei gettoni di presenza e della diaria.

Ripristino del numero di 80 consiglieri regionali.

- Obbligo per la RAS di costituirsi parte civile nei processi per peculato a carico di consiglieri regionali.

LEGGE STATUTARIA

Riscriveremo lo Statuto affinché sia realmente rappresentativo dei diritti dei Sardi.

- Riscrittura dello Statuto tramite il coinvolgimento delle parti sociali e produttive della Natzione Sarda. Il nuovo Statuto dovrà riconoscere il diritto alla sovranità per il Popolo Sardo, il diritto di autogoverno sul territorio, il diritto all’esercizio dell’autodeterminazione nazionale.

BENI CULTURALI

Faremo dello straordinario patrimonio culturale della nostra terra una grande risorsa economica e il fiore all’occhiello della nostra identità nazionale.

Piano strategico per i beni e le attività culturali

- Devoluzione alla R.A.S. della potestà esclusiva su tutti i beni culturali localizzati sul territorio sardo, delle politiche riguardanti la tutela, la conservazione, la valorizzazione e la fruizione di detti beni.

- Costituzione di un Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali separato da quello attuale “Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport” che possa dare la giusta attenzione alle ricchezze di una civiltà millenaria

- Le politiche riguardanti i Beni Culturali (storici, artistici, archeologici, antropologici e librari) devono essere studiate a partire dal riconoscimento del principio che tali beni presenti sul territorio sardo sono patrimonio inalienabile del popolo sardo e dell’intera umanità.

La tutela

- Costituzione di cooperative per la gestione, il controllo e la manutenzione dei beni culturali presenti in ogni comune.

La conservazione

Ridefinizione di una nuova mappa dei musei e aree d’interesse storico-artistico presenti nel territorio che, attraverso una politica consorziata, valorizzi le unicità piuttosto che le repliche museali, presenti spesso in comuni limitrofi.

- Decentramento reale e ricollocazione dei reperti trovati in un dato territorio.

La gestione

Istituzione di un Organo di Controllo Gestionale volto alla razionalizzazione effettiva e immediata dei progetti e dei finanziamenti.

- Riconoscimento della professione a tutti gli Operatori dei Beni Culturali operanti nei diversi settori e creazione di un indice dei professionisti.

- Inserimento all’interno di Sovrintendenze, Musei e Siti archeologici nel proprio organico, di figure professionali qualificate e specifiche.

- Organica strutturazione di un apparato che controlli la suddivisione delle Tipologie museali da adottare.

La valorizzazione e promozione

Politica di sensibilizzazione reale alle bellezze dell’arte sarda in connessione con le scuole di ogni ordine e grado e con le università e con una politica di collaborazione con i musei esterni all’isola nel rispetto di corrette politiche di movimentazione dei Beni Culturali.

- Politica di nuove acquisizioni interne ad ogni museo.

SAPERE E FORMAZIONE

Costruiremo la scuola e l’università sarde, difenderemo i servizi nei piccoli centri e faremo lavorare i precari.

- Partire dalla piena applicazione della legge statale 482/99 e della legge regionale 26/97 per arrivare ad una nuova legge regionale per il sardo lingua ufficiale in ogni ente e ufficio pubblico (scuola compresa);

- Corsi gratuiti patrocinati da Regione e CSA provinciali per il perfezionamento di tutti i docenti iscritti alle graduatorie di raggiungimento del livello B1 di lingua sarda;

- Istituzione di due corsi di laurea magistrale nelle Università sarde per la formazione dei futuri maestri e professori di Lingua e Letteratura sarda, abilitanti all’insegnamento;

- Graduatoria insegnamento bilingue e conoscenza obbligatoria della lingua sarda almeno a livello B1 (e/o delle parlate sardo-corse, o del catalano algherese o del tabarchino), per tutte le immissioni in ruolo di nuovi docenti.

- Introduzione di un esame attestante la conoscenza della lingua sarda nei piani di studio di tutti i corsi di laurea delle Università sarde;

- Inserimento nel curricolo scolastico della conoscenza di lingua e storia sarda;

- Assunzione di competenza legislativa e gestione da parte della Regione Sarda in materia di ordinamento scolastico e universitario;

- Istituzione del provveditorato agli studi autonomo dipendente dall’Assessorato Regionale alla

Pubblica istruzione;

Istituzione dell’Ente Sardo per lo Sviluppo e la Ricerca Scientifica, nel quale siano rappresentate pariteticamente le due Università e la Regione, che abbia il compito di stabilire i campi di studio prioritari per lo sviluppo economico e culturale della Sardigna e di dare le linee guida per la ricerca e offerta formativa;

- Inchiesta regionale sulle cause dell’abbandono scolastico, finalizzata ad un piano d’interventi per il recupero scolastico e formativo dei giovani.

- Punteggio di residenza agli insegnanti con residenza in Sardigna;

- Piano scolastico regionale per il mantenimento integrale del servizio scolastico anche nei piccoli centri, specie se mal collegati.

- Istituzione di corsi di formazione professionale e di apprendistato, in collegamento con le scuole, per la salvaguardia e la trasmissione dei mestieri tradizionali e delle antiche manifatture artigianali;

- Istituzione di Poli Universitari autonomi, partendo dai corsi di laurea attualmente operanti dislocati sul territorio, per incentivare la crescita culturale e socio-economica delle zone periferiche. I corsi di laurea in questi poli dovranno nascere tenendo conto delle peculiarità culturali e ambientali dei territori.

POLITICA LINGUISTICA

Restituiremo dignità alla lingua sarda e alle lingue alloglotte e sardo-corse attraverso una loro progressiva ufficializzazione, fino al raggiungimento del bilinguismo perfetto.

- Legge regionale per il sardo lingua ufficiale, che garantisca la parità di utilizzo con l’italiano in ogni ente e ufficio pubblico, a partire dall’insegnamento scolastico bilingue in tutti i gradi d’istruzione e dalla produzione bilingue della cartellonistica, segnaletica stradale, documenti d’identità, comunicazioni ufficiali, etichette alimentari, etc. (in aggiunta alle parlate sardo-corse, al catalano algherese o al tabarchino nei comuni di riferimento).

- Piano triennale di corsi gratuiti di lingua sarda per tutti, sul modello Sardegna speaks English che certifichino la conoscenza della lingua.

- Conoscenza obbligatoria della lingua sarda (e/o delle parlate sardo-corse, o del catalano algherese o del tabarchino) almeno a livello B1 per le nuove assunzioni nel campo del pubblico impiego.

- Introduzione della discriminante positiva della conoscenza di almeno una variante della lingua sarda (o parlate sardo-corse, catalano algherese o tabarchino) a livello A2 nelle assunzioni generiche.

- Subordinare l’erogazione di qualsiasi finanziamento pubblico ai soli giornali, televisioni e radio che garantiscano almeno il 30% dei programmi e delle pubblicazioni in lingua sarda (e/o delle parlate sardo-corse, del catalano algherese e del tabarchino nei comuni di riferimento).

- Finanziamento regionale per la traduzione in sardo (e in sardo-corso, algherese e tabarchino) di programmi radio-televisivi destinati a bambini e adolescenti.

- Normativa sul diritto d’autore che incentivi la traduzione delle opere della letteratura e del cinema internazionale in sardo, in sardo-corso, in algherese o in tabarchino, attraverso una riduzione del 50% del costo dei diritti d’autore, rispetto al costo dei diritti per la pubblicazione dell’opera tradotta in italiano.

- Agevolazione a tutte le aziende che producano il proprio materiale pubblicitario in sardo, sardo-corso, algherese o tabarchino, tramite una riduzione dell’aliquota ordinaria prevista per il calcolo dell’Imposta Regionale per le Attività Produttive.

- Proposta ai comuni di praticare l’esenzione o la riduzione dell’imposta sulle insegne commerciali pubblicitarie per i negozi che le realizzino in sardo, o sardo-corso, algherese o tabarchino.

MUSICA, ARTE E SPETTACOLO

Libereremo i nostri artisti dalla schiavitù della Siae e daremo loro la possibilità concreta di esprimere gratuitamente e liberamente la propria creatività.

- Istituzione di una Società Sarda per l’Arte, la Musica e lo Spettacolo finalizzata all’identificazione, alla diffusione e alla tutela dei diritti morali e di utilizzazione legati a opere d’ingegno di autori sardi, (opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, softwares, banche dati, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione). L’iscrizione alla Società Sarda per l’Arte, la Musica e lo Spettacolo è gratuita, ed è riservata agli autori con residenza sarda.

- Bollino “Autore Sardo” applicato a tutte le opere depositate presso la Società Sarda per l’Arte, la Musica e lo Spettacolo. Le opere depositate presso la Società Sarda per l’Arte, la Musica e lo Spettacolo sono rilasciate sotto Licenze Copyleft, a seconda delle quali gli autori concedono i diritti morali e di utilizzazione.

- La Società Sarda per l’Arte, la Musica e lo Spettacolo gestisce i proventi per l’utilizzazione economica di opere il cui autore non concede a terzi la libertà di uso commerciale. Sgravio fiscale per pubblici esercenti che diffondono opere con bollino “Autore Sardo”.

- Patrocinio RAS delle spese per l’organizzazione di feste, concerti, eventi che promuovono opere con bollino “Autore Sardo”.

POLITICA INTERNAZIONALE

Allacceremo rapporti e scambi economici e cultura con tutte le nazioni, con o senza stato, che possano arricchire materialmente e spiritualmente la nazione sarda.

POLITICHE SOCIALI E MIGRANTI

La casa con noi sarà un diritto garantito, l’omofobia un brutto ricordo, i lager per i migranti verranno chiusi per sempre e i Ser.D e le comunità terapeutiche potranno svolgere il loro lavoro in condizioni migliori.

- Istituzione di strutture di accoglienza per migranti con corsi gratuiti bilingue e di cultura sarda finanziati attraverso l’utilizzo dei fondi europei per l’accoglienza dei migranti.

- Eliminazione dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) in ogni loro forma dichiarando la Sardigna terra “non disponibile a ospitare centri di concentrazione e tortura”.

- Apertura di centri antiviolenza e antimobbing in maniera capillare su tutto il territorio nazionale.

Concessione di spazi pubblici di competenza del demanio comunale per l’apertura di centri sociali, culturali e di integrazione.

POLITICA CARCERARIA E TERRITORIALITÀ DELLA PENA

Tutti i sardi reclusi in Italia, se lo vorranno, potranno chiedere e dovranno ottenere il trasferimento in una struttura carceraria presente nell’isola.

- Immediata e fattiva applicazione della Legge Regionale 354/1975, in particolare l’art. 42: (“… i trasferimenti dei detenuti devono essere disposti favorendo il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie”) e dell’accordo RAS – Ministero della Giustizia italiano del 7 Febbraio 2006 sulla Territorialità della pena.

- Azione di contrasto in tutte le sedi possibili contro il tentativo di utilizzare gli istituti carcerari per ospitare esponenti di spicco della criminalità organizzata italiana.

OCCUPAZIONE MILITARE

Nella prospettiva di liberarci di tutte le basi militari italiane e NATO impediremo che ulteriori aree vengano colonizzate dall’Esercito e stroncheremo la cultura militarista dalle nostre scuole e dalle nostre università.

- Ricorso in tutte le sedi legali e istituzionali, nonché in ambito internazionale, per la chiusura immediata dei poligoni di tiro di Quirra, Teulada e Capo Frasca. Il ricorso deve portare nei tribunali internazionali competenti le istanze della Sardigna come parte lesa, a causa dei danni provocati dall’occupazione sessantennale (per la provincia di OT la questione dell’ex base USA nel Limbara, per La Maddalena riguarda G8 e l’ex base), e per il rispetto dell’obbligo di bonifica da parte dello Stato italiano e il risarcimento alle popolazioni colpite.

- Stesura e realizzazione di Progetti di riconversione delle aree belliche dismesse ad uso civile (presidi di tutela ambientale e ricerca).

Politica di forte contrasto a ogni colonizzazione militare, a partire dalle carceri, radar, caserme, etc.

- Abolizione in scuole e Università di corsi di legalità e workshop arruolativi funzionali all’idea dell’occupazione militare come portatrice di prosperità e sviluppo.

- Divieto alle forze armate e di polizia di presenza alle giornate dell’orientamento universitario per le ultime classi delle superiori.

- Organizzazione di una campagna pubblica coordinata con gli Uffici Scolastici Provinciali sui danni economici, ambientali e sociali dell’occupazione militare nell’isola di Sardigna.

- Politica di forte contrasto e denuncia verso l’invasività delle esercitazioni militari.

USI CIVICI

Le terre civiche saranno mappate con precisione e restituite agli usi collettivi e saranno difese dalle ambizioni degli speculatori, dei palazzinari e dell’Esercito.

- Pubblicizzazione della mappatura dei terreni civici e segnalazione degli stessi in ogni comune

- Incentivi per i disoccupati al fine di creare aziende agricole per l’utilizzo dei terreni a uso civico.

- Ritorno all’utilizzo del comunale per il pascolo e il legnatico e per qualsiasi attività rientrante nella pubblica utilità.

- Divieto e immediato blocco della costruzione di presidi militari sulle terre a uso civico, o restituzione alle comunità nel caso di poligoni esistenti, con richiesta di risarcimento danni.

RISORSE ARCHITETTONICHE E PAESAGGIO

Scriveremo un Piano Paesaggistico Regionale di piena e assoluta tutela del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico impedendo agli speculatori e ai palazzinari di distruggere la nostra terra.

- Piano regionale per il recupero e la riqualificazione dei centri storici.

- Istituzione di un Osservatorio Regionale del Paesaggio che crei una rete di osservatori distribuiti nel territorio isolano con la funzione di riconoscere, tutelare e valorizzare i beni paesaggistici.

- Nuovo Piano Paesaggistico Regionale (PPR) che valorizzi e non consumi le ricchezze paesaggistiche della Sardigna, attraverso il riconoscimento del loro giusto valore, senza che ciò implichi una cristallizzazione dell’esistente.

BOSCHI E INCENDI

Ci lasceremo l’incubo degli incendi alle spalle grazie a un potenziamento e una razionalizzazione radicale del sistema antincendio; i nostri boschi torneranno a essere il polmone dei Sardi e delle numerose specie che con noi abitano la nostra terra.

- Esclusione di ditte esterne alla Sardigna dalla partecipazione a gare d’appalto per opere di disboscamento.

- Potenziamento dell’apparato antincendio mediante l’acquisto (e non l’affitto costosissimo) da parte della RAS di aerei Canadair ed elitancker.

- Miglioramento della Campagna di prevenzione degli incendi tramite la preparazione degli addetti mediante corsi di formazione internazionali e l’apprendimento delle più moderne metodologie di lotta agli incendi.

- Obbligo da parte della Regione Autonoma della Sardegna di costituirsi parte civile in ogni processo inerente incendi boschivi in Sardigna e utilizzo delle somme di risarcimento ottenute per potenziare l’apparato antincendio regionale e per il ripristino ambientale.

SUOLO, SOTTOSUOLO, ARIA E ACQUE

Restituiremo le risorse della nostra terra ai legittimi proprietari: alle nostre comunità e in generale al Popolo Sardo.

- Legge regionale sulla proprietà collettiva e inderogabile dei beni del suolo, del sottosuolo, dell’aria e dell’acqua del Popolo Sardo.

- Legge che vincoli le concessioni al parere degli enti locali che rappresentano le comunità in cui si trovano le risorse.

- Trasferimento della gestione delle risorse agli enti locali dotati di un piano di gestione.

- Costituzione della Rete regionale dei comuni termali e minerari.

- Gestione pubblica degli stabilimenti termali.

SPECULAZIONE EDILIZIA

Combatteremo efficacemente la speculazione edilizia partendo dal principio che il suolo è un bene prezioso e non va sprecato.

- Legge regionale per la limitazione immediata del consumo di territorio, dell’edificazione e lottizzazione. Impegno concreto contro l’abusivismo in sintonia con le leggi vigenti al fine di salvaguardare l’isola, affinché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato come “moneta corrente” per i bilanci regionali.

Mappatura precisa degli ecomostri.

Mappatura delle zone sensibili da un punto di vista idro-geologico e direttive regionali precise sulla non edificabilità in tali zone.

- Messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico.

DIFESA DEL PATRIMONIO AMBIENTALE

Salveremo il nostro ambiente dalla catastrofe tutelando le zone verdi, salvaguardando le zone umide e i sistemi dunali, proteggendo le aree marine e in generale attuando una concreta ed efficace strategia nazionale per la bio diversità.

- Adozione di linee d’intervento organiche per una corretta pianificazione, gestione e manutenzione sostenibile dei sistemi morfologici dei litorali sardi.

- Politica di tutela e valorizzazione delle coste attraverso la conservazione, il miglioramento e il controllo della fruizione di vaste aree verdi, comprese la pulizia dei sottoboschi e la tutela delle pinete che, anche se di recente formazione, rientrano ormai nelle caratteristiche tipiche di molte zone costiere. Le pinete, unitamente ad altre specie boschive, assumono il ruolo di polmoni verdi delle scogliere e degli arenili, preservando gli equilibri delle zone umide e conservando i sistemi dunali.

- Valorizzazione dei territori a conformazione particolare, per esempio le zone umide (solo la provincia di Oristano ha circa 6.000 ettari di stagni e paludi), con conseguente sviluppo turistico anche nei mesi invernali (vedi presenza specie migratorie), per quanto riguarda i birdwatchers e i fotografi naturalisti provenienti da ogni parte del mondo.

Ciò consentirà un forte incremento del turismo naturalistico internazionale.

-Piano regionale sui sistemi dunali in pericolo attraverso interventi mirati e approcci partecipativi con le popolazioni che li abitano. Tali approcci tenderanno a:

A) agevolare le dinamiche naturali nei processi di formazione e di stabilizzazione dei depositi sabbiosi con il controllo specifico dei meccanismi erosivi attraverso la realizzazione di opere naturalistiche idonee;

B) recuperare la capacità naturale di auto-ripristino anche solo attraverso la semplice gestione e manutenzione naturalistica dei sistemi spiaggia-duna;

C) sostenere una politica ecosostenibile che individui il materiale spiaggiato non come rifiuto ma come essenziale prodotto naturale e vegetale;

D) realizzare recinzioni basali per la delimitazione fisica della fascia di rispetto assoluto, con conseguente divieto assoluto del passaggio di mezzi anche solo per la pulizia.

Ripristino e/o potenziamento delle aree marine protette, smantellamento e bonifica delle basi militari adiacenti: Penisola del Sinis – l’Isola di Malu Entu, Tavolara-Punta Coda Cavallo, Capo Caccia-Isola Piana, Capo Carbonara-Villasimius, Isola dell’Asinara.

Protezione di tutti quei territori delicati (fauna/flora) con istituzione di nuovi parchi regionali e/o oasi protette, vedi zone umide, o nelle zone ove ci sia presenza di fauna protetta (vedi mufloni, daini, cervi, aquile, grifoni, etc.), istituiti sulla base di una convinta partecipazione delle comunità locali.

- Individuazione da parte della Regione di un’organica Strategia Nazionale per la Biodiversità tenuto conto che la Sardigna possiede la percentuale di specie endemiche più elevata in assoluto. Su tale strategia saranno individuati:

A) gli interventi attivi da portare avanti nelle zone umide;

B) le regolamentazioni da osservare;

C) le incentivazioni da destinare ai comuni che applicano tale strategia in modo corretto e organico;

D) incentivazioni a programmi di monitoraggio e/o ricerca portato avanti da cooperative di esperti;

E) integrazione nella programmazione didattica.

Istituzione o potenziamento di fondi idonei a favorire la tutela del territorio, della flora e della fauna in quanto patrimonio unico nel suo genere, mediante la valorizzazione del turismo naturalistico e di percorsi didattici per ogni scuola di ordine e grado, compatibilmente con il concetto di sostenibilità ambientale; promuovere l’utilizzo del sistema di fattorie didattiche e favorirne lo sviluppo e, ove già presenti, prevederne il potenziamento. Inoltre per la varietà dei territori, per la ricchezza di minerali, grotte, percorsi trekking e di percorsi a cavallo, favorire il turismo rurale, minerario, speleologico, montano ed equestre.

- Tutela, valorizzazione, cura, manutenzione annuale delle zone umide (siti SIC) anche attraverso l’utilizzo di cooperative e/o volontari.

- Protezione delle specie endemiche e produzione di opuscoli informativi-formativi in particolare nelle scuole quale strumento didattico di conoscenza del nostro patrimonio floro-faunistico.

- Regolamentazione dell’introduzione nel territorio di specie non endemiche che interferirebbero con gli ecosistemi esistenti (semi, piante, animali).

- Potenziamento degli organi di controllo del territorio, anche con l’ausilio di personale volontario.

- Videosorveglianza a campione sulle strade dell’isola nei punti trasformati in discariche abusive e relative multe e denunce per danno e/o disastro ambientale.

- Prevedere il divieto assoluto di edificare in prossimità di zone umide, archeologiche o di altro valore storico per la nostra terra: nei casi di abusivismo prevedere l’obbligo di bonificare.

- Legge regionale sull’obbligo che la RAS si costituisca parte civile nei procedimenti verso chi si renda colpevole del reato di bracconaggio. Tale legge riconoscerà il danno patrimoniale e d’immagine al patrimonio floro-faunistico come danno al popolo sardo e contemplerà una richiesta alle autorità competenti di risarcimenti di notevole entità.

LOTTA AL GIOCO D’AZZARDO

Porremo fine alla ludopatia di massa e cercheremo in ogni modo di arginare la deliberata istigazione al gioco d’azzardo messa in atto dallo Stato italiano, facendo comprendere che la nostra sorte migliorerà tramite la lotta, il lavoro e l’impegno, e non tramite la ricerca di colpi di fortuna.

- Istituzione di un Osservatorio regionale sul fenomeno della dipendenza da gioco col fine di monitorare il fenomeno della ludopatia e promuovere campagne d’informazione e sensibilizzazione.

- Intensificazione in termini quantitativi e qualitativi della partecipazione della Regione Sardegna a tutti gli ambiti di collaborazione con altre istituzioni e soggetti che operano nell’ambito del contrasto agli effetti negativi della dipendenza da gioco.

- Apertura di sportelli SERD in tutte le ASL, finalizzati alla prevenzione e alla cura degli individui affetti dalla ludopatia e delle famiglie coinvolte.

- Istituzione del marchio sardo “Logu chene slot” per tutti quei locali che non ospitano apparecchiature per il gioco d’azzardo rilasciato dalla Regione Sardegna ai gestori dei circoli privati e di altri luoghi deputati all’intrattenimento.

- Carta dei “Logos chene slot” volta a censire, mappare e rendere noti ai cittadini sardi i locali pubblici che non ospitano slot machine e video-lottery al loro interno, stimolando ogni forma di pubblicità positiva.

- Agevolazioni fiscali volte a favorire e avvantaggiare gli esercizi commerciali col marchio “Logu chene slot”.

- Divieto d’installazione di nuove slot machine e videolottery ad una distanza inferiore da 500 metri dalle cosiddette “aree sensibili” (scuole, ospedali, luoghi di culto, centri sociali e anziani). I Sindaci avranno il potere di individuare altre “aree sensibili”.

- Divieto di pubblicizzare l’apertura o l’esercizio di sale da gioco che prevedano vincite in denaro. I gestori di Sale Bingo, ricevitorie, agenzie ippiche dovranno esporre materiale informativo sui rischi correlati e sui servizi di assistenza presenti sul territorio.

- Regolamentazione degli orari di apertura e di chiusura dei locali che ospitano apparecchiature adibite al gioco d’azzardo.

- Divieto regionale di esposizione e vendita dei “Gratta e Vinci” al di fuori delle apposite ricevitorie.

UNIONI CIVILI

Riconoscimento delle unioni civili e delle coppie di fatto, senza alcuna distinzione di genere, con la conseguente acquisizione da parte dei congiunti degli stessi diritti derivanti dal matrimonio.

 

Documento politico e metodo di lavoro del Fronte

Categoria: Il Fronte
Pubblicato: 18 Settembre 2015

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Documento politico sul metodo di lavoro del Fronte Indipendentista Unidu

Il Fronte si trova ad affrontare forse uno dei momenti più delicati della storia dell’indipendentismo. Una necessità appare evidente, ed è quella di non permettere alle due derive del «sovranismo» e del «condivisionismo» di liquidare il progetto organizzato della liberazione popolare di questa terra. La spinta della ripresa indipendentista di fine anni 90, primo decennio del duemila, è stata compiuta da organizzazioni politiche centrate e profilate su figure politiche e storiche a carattere personalistico, che hanno svolto un ruolo allora necessario di accentramento delle istanze indipendentiste, con ruoli di guida e di avanguardia. Oggi è necessario che il dibattito politico esca dalle sezioni delle varie organizzazioni e coinvolga, sulle necessità nazionali, sempre più ampie componenti sociali della nostra società.
I punti da individuare sono pochi ma chiari per il nostro lavoro politico:
Autodecisione: lo smascheramento degli interessi italiani sulla linea coloniale dei territori, conseguente al riconoscimento dell’usura e della svendita che nei territori si fa delle nostre risorse e della nostra cultura, lingua e storia, ha necessità di essere formalizzato, con una pratica democratica di chiamata partecipativa nei territori, sulle questioni che maggiormente hanno necessità di essere dibattute e risolte, anche in termini di programmaticità e di difesa, sia nelle zone già compromesse, che in quelle non ancora compromesse ma in pericolo.
Questo radicarsi nei territori consentirà al nostro popolo di organizzare uno spazio dove potersi rendere partecipe del protagonismo necessario alla realizzazione del dibattito, del confronto e dello studio dell’alternativa al colonialismo italiano nei luoghi dove vivono e dove si sente maggiormente la scure dello stato italiano. Strumento portante di questa capacità sono le assemblee territoriali aperte, organizzate dagli elementi più sensibili presenti nella realtà in cui si opera, e che come strumento adottano la consultazione diretta popolare. Questo è lo spazio principe dell’attuazione di una pratica reale di convergenza nazionale.
Autogoverno, reale sovranità territoriale: Le proposte politiche portate avanti nelle discussioni e nelle assemblee popolari, dovranno essere sintetizzate in un lavoro riconosciuto e di contrasto allo stato italiano nei territori. Al momento l’unica forma per spingere le istanze popolari è quella di costruire governi territoriali di emergenza nazionale nelle nostre 377 comunità. Ciò significa costruire insieme a chi vive le contraddizioni nei territori l’alternativa elettorale per i municipi. Urge dunque lavorare alla costruzione di “convergenze politiche e di governo” territoriali, partecipate e democratiche, riconosciute e rappresentative.
L’anticolonialismo: È il principio che ci muove a praticare questo metodo, è la tesi che dichiara la necessità di destrutturazione e di disarticolazione del lavoro dei partiti italiani e dei loro sindacati di riferimento nei territori, nelle comunità, dove la loro presenza è più forte e più subdola, grazie alle relative correnti clientelari e al ricatto del lavoro.
Il nostro anticolonialismo ha come cornice il concetto di costruzione di un «blocco nazionale», dove per «blocco nazionale» s’intende l’accumulazione delle forze progressiste sia economiche che politiche guidate da un’avanguardia indipendentista, che sceglie di rendere protagonista della propria pratica politica le necessità nazionali enunciate nella Carta di Convergenza indipendentista (2010).
Il «blocco nazionale» deve nascere da un patto nazionale, sostenuto e sviluppato dalle forze progressiste di questa nazione, ora riconoscibili nell’area dell’«indipendentismo conseguente».
Il «blocco nazionale» non può che poggiarsi su una pratica chiara, quella costruita sull’autodecisione e sull’autogoverno dei territori, i quali sono base, sostegno e parte integrante di una scelta politica nazionale che ha come fine quello di raggiungere pratiche e coscienza di anticolonialismo.
Sull’anticolonialismo territoriale, sulla sua enunciazione, ma ancor più sulla sua pratica quotidiana, svilupperemo la coscienza nazionale del nostro popolo, la sua pratica nell’essere popolo e la conseguente, e imprescindibile, costruzione della volontà del popolo sardo di scegliere ed ottenere la propria autodeterminazione nazionale.
Pesa sardigna! Fintza a s’indipendentzia!

Fronte Indipendentsista Unidu

 

REGOLAMENTO ED ETICA DEL FRONTE

Categoria: Il Fronte
Pubblicato: 03 Agosto 2015

Regolamento-ed-Etica

 

Regolamento ed etica del Fronte

 

1. Può aderire al Fronte chi riconosce i principi espressi nella Carta dei Valori e nella Carta di Convergenza Indipendentista e si attiene alle regole espresse in questo Regolamento.

2. L’adesione al Fronte* è a titolo individuale e può avvenire solo all’interno delle Assemblee territoriali e nazionali, così come l’uscita.

L’attivista del Fronte è chi aderisce alla Carta dei Valori, alla Carta di Convergenza e chi accetta il Regolamento, non è  iscritto a partiti italiani o collaborazionisti degli stessi, non lavora nelle truppe di occupazione militare e di polizia e non ha mai avuto chiara complicità con le politiche di aggressione del colonialismo italiano.

Le assemblee del Fronte sono aperte a tutti i simpatizzanti, che possono intervenire e proporre ma non votare.

3. Gli aderenti al Fronte sono liberi di fare proposte sulle eventuali scelte politiche e organizzative e non, interne e non, e sono liberi di esprimere, qualora lo ritengano opportuno il proprio dissenso esclusivamente nelle assemblee territoriali.

4. Gli aderenti al Fronte s’impegnano a portare avanti, propagandare, diffondere e sviluppare il pensiero, le iniziative ed i progetti del Fronte stesso nel migliore dei modi e nei metodi stabiliti, collaborando e creando spirito di gruppo e coesione.

5. Il Fronte non è un partito, in quanto tale non ha un presidente, un segretario ed una segreteria politica, ma un organo collegiale formato dai delegati democraticamente eletti dalle assemblee territoriali (provinciali), che in quanto tali portano al tavolo le proposte assembleari, le articolano e le discutono trovando una giusta sintesi. Ogni delegato dura in carica un anno e può essere sostituito o dalla sua assemblea territoriale o da quella dei delegati nel caso in cui le stesse non ritengano sufficiente o congruo il lavoro svolto. Inoltre un numero di assenze superiore a tre senza validi motivi decreta il decadimento del delegato.

6. Organizzazione e struttura**

Il Fronte si struttura in:  Assemblee Territoriali, Assemblea dei Delegati, Portavoce, Responsabile Propaganda, Ufficio Stampa, Cassiere e Responsabile del Finanziamento.  Gli incarichi nazionali quali: Portavoce, Responsabile Ufficio Stampa, Cassiere, Responsabile del finanziamento sono eletti dall’ Assemblea dei Delegati, hanno durata annuale, sono in qualsiasi momento revocabili, non hanno un ruolo politico ma meramente tecnico.

Il Responsabile della Propaganda ha le stesse prerogative ma è eletto tra i portavoce dagli stessi.

I Delegati democraticamente eletti dagli iscritti nell’Assemblea Territoriale hanno il compito di organizzare l’attività politica nel proprio territorio con gli aderenti, riportare nell’Assemblea dei Delegati le proposte degli iscritti e sulla base di queste hanno potere decisionale.

I Portavoce hanno il compito di sintetizzare la linea del Fronte e di elaborare comunicati, articoli da divulgare alla stampa, nonchè rilasciare interviste alla stampa locale e nazionale. Possono prendere decisioni organizzative impellenti attenendosi alla linea politica sviluppata sino a quel momento dall’assemblea.

I Portavoce sono eletti dall’Assemblea dei Delegati e variano di numero a seconda del caso.

I Delegati Provinciali o loro incaricati possono essere Portavoce a livello territoriale.

Il Responsabile Ufficio Stampa si dovrà occupare di tenere i rapporti con la stampa, inviare i comunicati sotto la direzione dei portavoce.

Il Responsabile della Propaganda cura l’impostazione della propaganda ma non ne cura i contenuti politici che vengono stabiliti dall’assemblea dei delegati.

Il Responsabile del Finanziamento e Cassiere coordina e organizza iniziative di autofinanziamento e tiene i conti del fronte.

7. Eventuali comportamenti ritenuti incongruenti ed inaccettabili saranno discussi ed analizzati dalla Assemblea coinvolta e ogni decisione potrà essere ratificata dall‘Assemblea dei Delegati.

8. L’ Assemblea dei Delegati, preso atto delle proposte delle Assemblee Territoriali, è sovrana per quanto riguarda i rapporti politici tra il Fronte e le altre forze politiche e comunque avversa le posizioni politiche in contrasto con la Carta dei Valori, la Carta di Convergenza e la mancanza del rispetto di questo Regolamento.

 

 

*Al momento dell’adesione si richiede all’iscritto di versare una quota dai 5,00 ai 10,00 Euro (o più), a seconda delle sue possibilità, per finanziare le atticvità politiche del Fronte.

** L’organizzazione e la struttura del Fronte non sono definitivi ma sono in continuo aggiornamento e perfezionamento.

 

Come aderire

Categoria: Il Fronte
Pubblicato: 26 Gennaio 2014
 

Assemblee e partecipazione

Categoria: Il Fronte
Pubblicato: 26 Gennaio 2014

Il Fronte Indipendentista Unidu è un organismo politico basato sui principi della partecipazione e della democrazia.

Sin dalle linee sul metedo di lavoro dell'Assemblea di Ghilarza dell'8 settembre, era evidente la necessità di un processo democratico che, partendo dai singoli territori, potesse dare uno strumento concreto di aggregazione delle istanze indipendentiste. Alcune di queste istante, - per loro natura – interessano l'intera nazione sarda (fiscalità, lavoro, energia, industria…) mentre altre partono dall'esperienza di lotta e attivismo che si sono manifestate in ogni realtà locale e lavorativa. Un processo di questo tipo parte dalla consapevolezza che costruire una nazione indipendente ed emancipata significhi riportare la parola ai singoli cittadini, nei singoli territori, alle loro problematiche e per la risoluzione delle stesse, rendendo ogni individuo parte attiva di un processo di trasformazione sociale. I territori sardi, soprattutto quelli più periferici o meno influenzati dalle città e dalle aree turistiche, sono stati troppo spesso abbandonati da una visione politica mutuata dallo Stato italiano che vede nel leaderismo e nel sensazionalismo un modo – semplicistico, quanto deleterio – di fare politica. Il popolo sardo diffusamente ha necessità di porsi come parte integrante e attiva si un processo politico di liberazione nazionale, coerente e antitetico rispetto alle problematiche coloniali che vengono imposte dallo Stato italiano.

Assemblee territoriali
Le Assemblee territoriali nascono al fine di segnare un momento di rottura dell'attuale stallo della politica centralista. Attraverso un radicamento e un allargamento progressivo nei singoli territori da parte di un movimento indipendentista, infatti, è possibile ridare ai singoli individui la possibilità di incidere concretamente sia sulla designazione dei propri rappresentanti e sulle modalità con le quali questa delega opera, che attraverso la partecipazione attiva nell'elaborazione un programma organico, a 360°, che tocchi tutti quei punti dolenti della sfera socioeconomica sarda.

A partire dal 13 Ottobre, data in cui per la prima volta si sono riunite contemporaneamente le sette Assemblee territoriali del Fronte, nelle provincie di Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Olbia-Tempio, Sulcis, Ogliastra, operai, pastori, studenti, insegnanti, partite iva, sindacalisti, intellettuali, rappresentanti di comitati cittadini si riuniscono democraticamente per portare avanti il progetto del Fronte. I lavori delle Assemblee territoriali sono stati piuttosto densi, e qui hanno avuto spazio tutti quei sardi che si sono man mano riconosciuti in un progetto coerente e deciso, nel progetto di ricostruire una nuova reale alternativa nella quale tutti gli indipendentisti, e tutti i cittadini sardi che hanno a cuore la propria terra, potessero riconoscersi.
In questi mesi le Assemblee Territoriali si sono impegnate per:

  • scegliere e votare i propri delegati territoriali;
  • indicare le linee Guida del Programma, ed approvare quello elaborato dall’Assemblea Nazionale;
  • proporre e scegliere tra una rosa di nomi il Candidato Governatore;
  • elaborare le liste circoscrizionali ed organizzare la campagna elettorale.

Assemblea Nazionale
I lavori delle Assemblee Territoriali sono stati sintetizzati e coordinati dall‘Assemblea Nazionale, alla quale partecipano tutti i delegati che, in ciascun territorio, sono stati eletti con il compito di farsi portatori delle istanze locali. Ricordiamo che sin dalla prima Assemblea Generale di Ghilarza è stato votato che ciascun delegato avrebbe dovuto rendicontare sul proprio operato all’Assemblea territoriale che l’ha scelto, e che sarebbe stato immediatamente revocabile avesse disatteso ai propri incarichi. Il lavoro dell’Assemblea Nazionale è stato quello di:

  • sintetizzare le istanze portate dai diversi territori e redarre il Programma del Fronte Indipendentista Unidu;
  • scegliere tra i delegati i portavoce del Fronte Indipendentista Unidu;
  • proporre e discutere una rosa di nomi di Candidati per la Presidenza della Regione, tra i quali le Assemblee Territoriali si esprimessero;
  • coordinare i lavori territoriali e organizzare la campagna elettorale.

Oggigiorno la parola indipendenza è sempre più carica di motivazioni e contenuti di rottura con lo status quo che avvilisce il popolo sardo. Oggi parlare di indipendenza non significa più folclorismo, specificità etniche o dileggiamenti italianisti. Oggi la parola indipendenza è vista da una fascia sempre più estesa della società sarda come una necessità anzichè opportunità, una necessità alla quale dare corpo con proposte serie, alcune di breve e altre di lungo periodo, alcune immediatamente attuabili, altre programmatiche e altre ancora di transizione. Una progettualità politica coerente e organica, ed è a tal fine che il Fronte Indipendentista Unidu ha reso partecipate, democratiche, flessibili, organizzate e propositive le sue Assemblee territoriali e l’Assemblea Nazionale. Il miglior sponsor del Fronte per il mese successivo, infatti, è la qualità del lavoro e delle proposte che il Fronte ha realizzato nel mese precedente.

E il lavoro del Fronte Indipendentista Unidu è basato sull’idea che un approccio popolare ma non populista, sia necessario per un riavvicinamento dei cittadini ai problemi della loro terra con i quali quotidianamente si scontrano ma – per abitudine e delusione – appaiono erroneamente come questioni ineluttabili.

 

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