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Documento politico e metodo di lavoro del Fronte

Categoria: Il Fronte Pubblicato: 18 Settembre 2015

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Documento politico sul metodo di lavoro del Fronte Indipendentista Unidu

Il Fronte si trova ad affrontare forse uno dei momenti più delicati della storia dell’indipendentismo. Una necessità appare evidente, ed è quella di non permettere alle due derive del «sovranismo» e del «condivisionismo» di liquidare il progetto organizzato della liberazione popolare di questa terra. La spinta della ripresa indipendentista di fine anni 90, primo decennio del duemila, è stata compiuta da organizzazioni politiche centrate e profilate su figure politiche e storiche a carattere personalistico, che hanno svolto un ruolo allora necessario di accentramento delle istanze indipendentiste, con ruoli di guida e di avanguardia. Oggi è necessario che il dibattito politico esca dalle sezioni delle varie organizzazioni e coinvolga, sulle necessità nazionali, sempre più ampie componenti sociali della nostra società.
I punti da individuare sono pochi ma chiari per il nostro lavoro politico:
Autodecisione: lo smascheramento degli interessi italiani sulla linea coloniale dei territori, conseguente al riconoscimento dell’usura e della svendita che nei territori si fa delle nostre risorse e della nostra cultura, lingua e storia, ha necessità di essere formalizzato, con una pratica democratica di chiamata partecipativa nei territori, sulle questioni che maggiormente hanno necessità di essere dibattute e risolte, anche in termini di programmaticità e di difesa, sia nelle zone già compromesse, che in quelle non ancora compromesse ma in pericolo.
Questo radicarsi nei territori consentirà al nostro popolo di organizzare uno spazio dove potersi rendere partecipe del protagonismo necessario alla realizzazione del dibattito, del confronto e dello studio dell’alternativa al colonialismo italiano nei luoghi dove vivono e dove si sente maggiormente la scure dello stato italiano. Strumento portante di questa capacità sono le assemblee territoriali aperte, organizzate dagli elementi più sensibili presenti nella realtà in cui si opera, e che come strumento adottano la consultazione diretta popolare. Questo è lo spazio principe dell’attuazione di una pratica reale di convergenza nazionale.
Autogoverno, reale sovranità territoriale: Le proposte politiche portate avanti nelle discussioni e nelle assemblee popolari, dovranno essere sintetizzate in un lavoro riconosciuto e di contrasto allo stato italiano nei territori. Al momento l’unica forma per spingere le istanze popolari è quella di costruire governi territoriali di emergenza nazionale nelle nostre 377 comunità. Ciò significa costruire insieme a chi vive le contraddizioni nei territori l’alternativa elettorale per i municipi. Urge dunque lavorare alla costruzione di “convergenze politiche e di governo” territoriali, partecipate e democratiche, riconosciute e rappresentative.
L’anticolonialismo: È il principio che ci muove a praticare questo metodo, è la tesi che dichiara la necessità di destrutturazione e di disarticolazione del lavoro dei partiti italiani e dei loro sindacati di riferimento nei territori, nelle comunità, dove la loro presenza è più forte e più subdola, grazie alle relative correnti clientelari e al ricatto del lavoro.
Il nostro anticolonialismo ha come cornice il concetto di costruzione di un «blocco nazionale», dove per «blocco nazionale» s’intende l’accumulazione delle forze progressiste sia economiche che politiche guidate da un’avanguardia indipendentista, che sceglie di rendere protagonista della propria pratica politica le necessità nazionali enunciate nella Carta di Convergenza indipendentista (2010).
Il «blocco nazionale» deve nascere da un patto nazionale, sostenuto e sviluppato dalle forze progressiste di questa nazione, ora riconoscibili nell’area dell’«indipendentismo conseguente».
Il «blocco nazionale» non può che poggiarsi su una pratica chiara, quella costruita sull’autodecisione e sull’autogoverno dei territori, i quali sono base, sostegno e parte integrante di una scelta politica nazionale che ha come fine quello di raggiungere pratiche e coscienza di anticolonialismo.
Sull’anticolonialismo territoriale, sulla sua enunciazione, ma ancor più sulla sua pratica quotidiana, svilupperemo la coscienza nazionale del nostro popolo, la sua pratica nell’essere popolo e la conseguente, e imprescindibile, costruzione della volontà del popolo sardo di scegliere ed ottenere la propria autodeterminazione nazionale.
Pesa sardigna! Fintza a s’indipendentzia!

Fronte Indipendentsista Unidu

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